Una telefonata quella notte Sarà decisivo stabilire l’ora
PISA. I telefoni distrutti e ritrovati nel mirino degli inquirenti, come avevamo scritto per primi. E soprattutto alcune telefonatea importanti, avvenute nella notte della scomparsa di Roberta Ragusa,...
PISA. I telefoni distrutti e ritrovati nel mirino degli inquirenti, come avevamo scritto per primi. E soprattutto alcune telefonatea importanti, avvenute nella notte della scomparsa di Roberta Ragusa, la mamma di 44 anni misteriosamente sparita da casa sua, a Gello di San Giuliano, due mesi fa. Delle telefonate fra Antonio Logli, 48 anni, il marito, e la sua amante, Sara Calzolaio, 28 anni, di Metato, dapprima baby-sitter e poi segretaria dell’autoscuola, oggi scacciata dal suo posto di lavoro dall’incalzare impietoso delle telecamere. Le ultime telefonate prima di andare a dormire, fra le 11 e mezzanotte - come può dimostrare la scelta di Antonio di andare a rimettere a posto l’autoscuola come ogni sera, ma inutilmente alla vigilia di un giorno di chiusura, dunque una scusa palese per appartarsi - o qualcosa di più? Se quelle chiamate sono davvero avvenute durante la notte, l’elettricista di Geste accusato di omicidio volontario, l’unico iscritto sul registro degli indagati nell’inchiesta sulla scomparsa della moglie, non potrà più dire di essere andato a letto a mezzanotte e di non essersi mai svegliato fino alle 6.45, quando è suonata la sveglia sul comodino di Roberta.
Dopo le indiscrezioni uscite sull’uso dei cellulari, sulla loro distruzione e sul ritrovamento ad opera degli stessi amanti, più collaborativi rispetto ad una relazione conclamata e notoria che non potevano più negare, carabinieri e procura sono più chiusi che mai.
Sulle indagini anche lo spettro di un esposto che l’avvocato Roberto Cavani, legale della famiglia Logli, ha annunciato di voler presentare dopo le ultime fughe di notizie su un caso che nell’ultimo mese ha registrato una overdose mediatica tale da scoraggiare anche i diversi testimoni, alcuni sempre e fin troppo gli stessi, raggiunti comunque uno per uno dall’Arma e invitati a tacere e a non rilasciare altre dichiarazioni. L’impressione è che si voglia portare sul caso una pausa di attenzione che possa allentare la tensione di tutti, protagonisti e inquirenti, per raddrizzare il timore di un’inchiesta esposta a troppi venti e che proprio per questo rischia di andare alla deriva.(c.v.)
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