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Lo studente senza laurea era l’hacker della banda
Sgominata un’organizzazione internazionale che clonava carte di credito Arrestato giovane pisano. I soldi investiti in ville e sale giochi in Costa d’Avorio
PISA. Come studente non era un granché, visto che a ventinove anni di lauree in vista non ce n’erano, ma come hacker, specialista in phishing e chi più ne ha più ne metta, era un campione. Una sorta di genio del male. Recidivo. Perché Lello Atene, cosentino, studente della nostra università e abitante in via Sant’Andrea, era già stato arrestato l’anno scorso, per lo stesso motivo. Le manette sono scattate nuovamente ai polsi dello studente svogliato ma ferratissimo, ieri mattina all’alba.
A portarlo via dalla sua casa, in centro storico, sono stati i carabinieri nel nucleo investigativo di Pisa, che, con quelli di Milano, Brescia e Pavia, ieri hanno scritto la parola fine all’operazione Mastercard, con sette arresti, tre soli dei quali eseguiti in verità. Infatti sono ancora latitanti quattro dei componenti di una banda internazionale dedita alla pirateria informatica, con un giro di affari milionario, che agiva fra Pisa e le tre province lombarde: uno sarebbe in Inghilterra, uno in Svizzera e altri due sarebbero irreperibili. Clonando carte di credito, acquistavano cellulari di ultima generazione, computer e playstation e poi li rivendevano su due siti specializzati, e-bay e subito.it.
Atene era una delle menti della banda, insieme ad un altro italiano, Maximilian Clemente, detto Emilio, 39 anni, milanese, residente a Paderno Dugnano, insospettabile impiegato-terminalista della Società aeroportuale di Milano Malpensa, che pubblicava, dietro nickname, le foto degli articoli, con indicazioni e caratteristiche, più gli scontrini di acquisto che sarebbero dovuti servire come garanzia. Atene è al Don Bosco, l’altro al carcere di Monza.
Gli altri implicati nell’operazione sono un nigeriano e quattro ivoriani, uno solo dei quali stato arrestato: è Mohamed Lamine Bagate, 26 anni, pregiudicato, che abita in provincia di Brescia e che da ieri è ai domiciliari. Perché parte delle cifre messe su con questi scherzetti sono state reinvestite dal gruppo nell’acquisto e la costruzione di lussuose ville in Costa d’Avorio, con tanto di piscine e sale giochi e di cui alcuni di loro seguivano direttamente i lavori. Ben ventuno i capi d’imputazione con cui il procuratore Ugo Adinolfi e il sostituto Giovanni Porpora hanno chiesto al gip Giulio Cesare Cipolletta l’emissione dei provvedimenti restrittivi: 17 per il delitto di utilizzo di carte di credito clonate, con 48 episodi, 3 per ricettazione, con 25 episodi, e associazione a delinquere. In breve con mail trappola, in Italia e in Inghilterra, fingendosi banche, chiedevano a ignari correntisti dati relativi alle proprie carte di credito e qualcuno ancora ci è cascato. Grazie a skimmer e altri attrezzi, in cui Atene era uno specialista, si clonavano carte di credito: a casa sua ieri mattina ne sarebbero state trovate 18 in bianco pronte ad essere contraffatte. Poi si prendevano di mira grosse catene distributive, come Media World, Euronics e Computer Discount, molte delle quali finite nel mirino a Pisa e provincia, dove si compravano cellulari smartphone Apple, Samsung, Nokia, Htc e Blackberry o pc Mac Book, tablet Apple I-Pad e Samsung, playstation Sony e Iapod Apple. I prodotti poi venivano consegnati ad un ricettore, solitamente nei sottopassi delle fermate della metropolitana di Milano.
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