Il Tirreno

Pisa

Stazione, ora lo spaccio si fa solo alla luce del sole

di Francesco Loi
Stazione, ora lo spaccio si fa solo alla luce del sole

Di giorno gruppi di nordafricani fanno i loro traffici tra via Gramsci e via Mascagni ma dopo le 21, quando minimarket e phone center chiudono, sembrano sparire

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PISA. Un gruppetto di studenti che parlano e ridono bevendo un caffè. Lì vicino, due pisani di mezz’età discutono di calcio. Ogni tanto qualche giovane con un borsone che accelera il passo per non perdere il treno. Il viale Gramsci, lato destro, è illuminato a giorno dal bar Gambrinus. Sullo sfondo il bagliore della nuova piazza Vittorio Emanuele II. In via Battisti circolano poche auto; una, di passaggio, è della polizia. Ore 23,30 di una di queste sere. Il quartiere della stazione è un mezzo deserto. Sotto il loggiato che si affaccia sulla piazza un paio di cartoni di vino spremuti e gettati. Cartacce. L’insegna del dopolavoro ferroviario spande luce su via Mascagni. Nessun movimento. Sui gradini di un’abitazione, spunzoni come quelli anti-piccioni per evitare bivacchi indesiderati. Sull’angolo di via Battisti una guardia giurata. Eccole, a buio, le strade vicine alla stazione.

«Ma siete passati di notte? Guardate che qui i problemi sono di giorno, alla luce del sole». Esprime così il suo stupore misto a rabbia Andrea Romanelli, titolare dell’Hotel La Pace, sotto la galleria Gramsci. E allora si cambia scenario. Ore 18 di uno di questi pomeriggi. Le saracinesche sono tutte su. Quelle dei negozi, dell’agenzia Snai, dei minimarket gestiti da stranieri, dei phone-center. «Tra questa galleria e via Mascagni è il delirio», dice un abitante mimando la sorta di “L” formata dalle strade dove, in questa zona e di giorno, si «concentrano spacciatori extracomunitari, tossici, disadattati. Fanno i loro traffici e ci girano parecchio anche ragazzi pisani, chi con lo zaino della scuola, chi con la fidanzata. E poi risse con le bottiglie rotte, brutte parole alle donne di passaggio».

Giovani nordafricani entrano ed escono dalla sala scommesse. Si danno la mano, sembrano scambiarsi qualcosa. Seduti sotto il loggiato, di fronte alla stazione, sono in una quindicina: hanno birra e vino. «Sono qui da diciotto anni: lo spaccio in zona c’è sempre stato. Ma almeno prima andavano nei portoni, negli angoli. Ora invece è tutto spudorato, sfacciato», dice Beniamino Tizzano, titolare del bar Gambrinus. «Già la mattina alle 11 sotto la galleria si vedono cose spaventose e certe facce. Questa è l’immagine di Pisa per i milioni di persone che arrivano alla stazione, altro che la bella piazza nuova».

E’ il «delirio totale». Usa proprio questa espressione Romanelli. «Considerata la mia attività, sono quello che ci rimette più di tutti. All’ora di pranzo spesso arriva una donna senegalese che dà da mangiare agli stranieri facendosi pagare. E l’altro giorno una trentina di tunisini si sono messi per terra in galleria a mangiare cous cous. Mi dite voi chi porta la famiglia nel mio albergo?». Romanelli dice di aver dovuto ridurre il personale: «Un taglio del 20%, per riuscire ad andare avanti. E anche gli altri hotel in zona non se la passano meglio. L’immagine della città ne esce colpita: su internet i turisti fanno pubblicità negativa».

Cosa fare, dunque? «Serve un presidio fisso e operativo della polizia, non basta la macchina messa in piazza», risponde Tizzano. Romanelli: «No che non serve. Devono girare tra le strade e nella galleria, di continuo. Se ritengo la situazione pericolosa? Si picchiano sempre tra loro, anche per 20 centesimi, ubriachi, “fatti”. Non posso parlare di aggressioni. Ma di fronte ad uno scenario del genere come lo convinco uno straniero?». Inizia a calare la sera. Più si abbassano le saracinesche, più gli stranieri si dileguano. «Quando chiudono i minimarket dove fanno rifornimento di birra e vino, oltre ai punti telefonici, smettono di ciondolare. Dalle 21 in poi cambia tutto», conferma una dipendente del cinema Nuovo. Ma lei, che lavora di sera, ha paura? «Me lo chiedono anche i miei amici, però è il mio lavoro. Quando smonto alle 22,30 mi faccio accompagnare all’auto dal mio collega».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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