Il Tirreno

Pisa

Al rito dei cento giorni fanno festa i borseggiatori

di Lucia Maffei
Al rito dei cento giorni fanno festa i borseggiatori

Una decina gli studenti derubati di portafogli e cellulari nella ressa in piazza Erano in cinquemila per il giorno scaramantico, arrivati anche dalla Garfagnana

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PISA. Rito scaramantico con borseggio compreso nel prezzo. I vigilanti dell'Opera della Primaziale avrebbero accertato almeno una decina di furti di portafogli e cellulari in occasione del raduno degli studenti in piazza del Duomo per i cento giorni dalla maturità.

Vittime alcuni dei circa 5mila ragazzi («l'affluenza più rilevante mai verificata», sempre secondo i vigilanti) arrivati da tutta la Toscana per il tradizionale ritrovo. «Se non venivano era meglio», è il commento di Gianluca De Felice, segretario dell'Opera della Primaziale. Ma il conto alla rovescia che separa i maturandi dal giorno del tema di italiano, fissato al 20 giugno, ha segnato ieri mattina l'inesorabile “meno cento”. E allora ragazzi e ragazze dell'ultimo anno delle superiori – più qualche infiltrato universitario – si sono riversarti in piazza dei Miracoli per i consueti riti propiziatori. Bisognerebbe in primo luogo toccare la lucertola a due code scolpita sulla sinistra della porta del Duomo, ma da qualche anno questo non è possibile: la zona viene transennata per evitare danni al monumento.

Allora, come si invoca la fortuna? «Bisogna fare qualcosa legato al numero cento», spiega Erika Baldaccini, studentessa dell'indirizzo linguistico del liceo Lorenzini di Pescia, vicino Pistoia. «Ad esempio si possono fare cento giri intorno alla Torre, cento foto, oppure raccogliere cento firme su una maglietta. Noi – continua Erika alludendo alle sue compagne di classe – abbiamo fatto in questo modo, così la maglietta ci resta per ricordo». Qualcun altro si è inventato altri modi per onorare la tradizione. Giada Righi, del liceo delle scienze sociali Fermi di Cecina, ha scritto sui fogli di un blocco per appunti i numeri da uno a cento, e li consegna ai ragazzi che incontra al Duomo. Con ciascuno di loro si fa fare una foto, mettendo il numero in primo piano. «Così non perdo il conto», scherza. Altri fanno lo stesso con i post-it, oppure firmano cento mani o cento braccia, oppure danno cento baci. In pochi pensano al voto, o in generale all'esame.

«A me basta prendere sessanta virgola cinque», dice Carolina di Viareggio, mentre Edoardo di Lucca afferma: «Voglio solo lasciare il liceo». L'idea più originale l'ha avuta in ogni caso una ragazza della Garfagnana, Silvia Venturi, che si aggira per il prato con un grattaschiena comprato sulle bancarelle. «Sono alla trentunesima grattata – dice quando le rivolgiamo la parola – Volevo comprare una maglietta da riempire di firme, poi mi sono detta: perché non fare le cento grattatine prima dell'esame?». C'è da dire che il pubblico gradisce.

Meno apprezzata e (forse) apprezzabile è un'altra ben nota iniziativa apotropaica: toccare cento sederi altrui, oppure palpare cento seni. «I cento giorni sono una bella tradizione che però si è rovinata con gli anni, proprio a causa di eccessi come le toccate», è l'idea di Lorenzo, dell'alberghiero di Livorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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