Camere per gli studenti dilagano i contratti al nero
Un nostro collaboratore ha finto di essere un universitario in cerca di alloggio Ha avuto 40 contatti, ma solo in metà dei casi si offriva una locazione regolare
PISA
In città metà degli affitti per gli studenti è in nero. Il dato si ricava da un nostro sondaggio e da un’idea abbastanza attendibile del fenomeno: infatti, abbiamo usato come campione di indagine una quarantina di annunci di locazione affissi tra siti specializzati e bacheche delle mense universitarie. Di questi solo cinque riportavano la dicitura “contratto regolare”»: perché? Nell’ipotesi ottimistica gli altri lo danno per scontato; in quella un po’ più cattivella, chi sente l’esigenza di specificare la presenza di una registrazione all’Agenzia delle Entrate sa che in qualche modo si sta distinguendo dagli altri. Allora nei giorni scorsi è bastato fingersi universitari fuori sede in cerca di un tetto sotto cui dormire e telefonare ai cellulari lasciati dagli inquilini in cerca di rimpiazzo.
Il meccanismo. Funziona così: in un appartamento tipo (matrimoniale e due singole) ci si infilano almeno quattro persone (la stanza più grande è convertita in doppia); i ragazzi stessi che ci vanno ad abitare hanno interesse a dividere per il numero maggiore di teste le spese, sia d’affitto che delle utenze. Ma spesso accade che qualcuno si laurei o lasci la compagnia per altri motivi; e così scatta l’operazione “libera da subito singola spaziosa e luminosa”. In media, chi cerca fa una decina di visite prima di trovare l’opzione giusta; e chi offre riceve altrettanti candidati per capire chi sarà il più simpatico. In conclusione, ogni giorno nascono nuovi annunci.
Annunci. Al telefono abbiamo cercato di capire com’era la situazione di quelle 35 stanze su cui non comparivano indicazioni. Tra chi ha risposto, quasi la metà è stata orgogliosa di rivendicare il contratto regolare. Addirittura qualcuno è entrato in tecnicismi: «È un 4 più 4 con cedolare secca, cioè senza adeguamento Istat annuale». In pratica prezzo bloccato. Al contrario, abbiamo riscontrato imbarazzi per giustificare l’assenza di un pezzo di carta con il bollo dello Stato. La risposta più originale? «Nel giro di qualche mese andremo via tutte (è una casa con quattro studentesse). A quel punto la proprietaria farà il contratto alle nuove inquiline, ma credo che aumenterà e differenzierà i prezzi». Ecco, ora spendono tutte 250 euro, ma le stanze - si sa - non sono tutte uguali. Nel momento in cui la rata mensile salisse, per esempio, a 1.200 in totale, è probabile che la camera più bella, «con una specie di terrazzino» costerà un po’ più delle altre. Insomma, se anche non ci fossero stati i blitz della Finanza a Cortina e simili, gli universitari saprebbero che l’evasione è una piaga; ma sanno anche che i loro genitori compiono sacrifici enormi per mandare i ragazzi a studiare, spesso in contemporanea ad altri fratelli. E che fai quando ti dicono: «L’affitto è 275 euro a nero; se vuoi il contratto saliamo a 320»? A volte si fanno compromessi con la propria coscienza: si intesta il contratto a un solo inquilino, dichiarando una cifra minore del reale. Meglio pagare poche tasse che nessuna.
I siti. Tra l’altro i ragazzi non capiscono perché debbano fare gli eroi solitari, quando tutto il resto del sistema elude il problema. Lo si capisce navigando nei siti di annunci per studenti, dove ti chiedono di tutto per caratterizzare una stanza: gay friendly, adsl, lavatrice, posto auto, posto bici, zanzariere (fondamentali), inferriate alle finestre o animali domestici. Ce n’è per tutti i gusti, ma a chi lascia l’annuncio non si chiede mai se c’è un affitto regolare.
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