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Pisa

Balneari in rivolta, il ministro li gela

di Daniele Benvenuti
Balneari in rivolta, il ministro li gela

Gnudi non lascia speranze: «Non si possono chiedere deroghe all’Ue». I proprietari: «Mille posti a rischio»

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PISA

I proprietari degli stabilimenti balneari non ci stanno a perdere i grossi investimenti fatti negli anni, azzerando di fatto il loro lavoro spesso di una vita. Se la categoria non verrà esclusa dalla direttiva, nel 2015 le concessioni demaniali andranno a gara e con l’arenile anche gli stabilimenti balneari. «A rischio un migliaio di posti di lavoro sul nostro litorale - spiega Sergio Sighieri, presidente del sindacato balneari Confesercenti - per un totale di circa novanta stabilimenti (800 in tutta la Toscana). Nel 2015 i nostri investimenti potrebbero essere cancellati in un attimo da una gara pubblica che, in mancanza di paletti e regole, ci vedrebbe in svantaggio rispetto a investitori più forti».

Ma il governo non lascia speranze ai balneari. Proprio ieri il ministro Piero Gnudi ha confermato che le aste si faranno. «Non si possono chiedere deroghe all’Unione europea - ha detto il ministro - Dalla direttiva Bolkestein non si esce».

Già, il 2015: la data fatidica per i balneari. Anno in cui le attuali concessioni scadranno e, se verrà applicata fedelmente la Bolkestein, non potranno essere rinnovate se non dopo una gara ad evidenza pubblica. «Nella manifestazione nazionale a Roma - spiega ancora Sighieri - abbiamo fatto presente come la situazione sia grave, in mancanza di una normativa chiara. Due sono le possibilità: o chiedere una deroga alla Bolkestein per l’Italia vista la peculiarità del nostro settore rispetto a tutto il resto dell’Europa (e soprattutto l’impossibilità da parte nostra di andare ad acquisire concessioni in giro per l’Europa), o mettere dei paletti alla eventuale gara in cui i titolari delle concessioni abbiamo giustamente una sorta di diritto di prelazione. Nell’ipotesi peggiore, infine, un risarcimento economico per gli investimenti fatti che tenga conto del valore commerciale di ciò che abbiamo realizzato rispetto alla semplice spiaggia avuta in concessione. Altrimenti sarebbe di fatto un esproprio».

Il governo ha preso tempo, forte anche della chiusura della procedure di infrazione contro l’Italia proprio sulle concessioni demaniali. Ma ora il ministro ha parlato chiaro sulle intenzioni del governo.

La conclusione di Sergio Sighieri: «Non credo che in Italia ci sia una sorta di monopolio da parte di noi balneari. Su un totale di 8200 chilometri di costa, solo circa 5mila sono utilizzabili per una facile balneazione; di questi solo 950 hanno una concessione demaniale per gli stabilimenti».

E sulla manifestazione di sabato a Roma interviene anche Fabrizio Fontani, presidente dei balneari Confcommercio. «Siamo scesi in piazza soltanto per difendere il lavoro e la vita delle decine di migliaia di famiglie, preoccupate e senza certezze per il loro futuro. Di certezza per ora c’è stato solo l’aumento dei canoni demaniali anche di 10 volte per alcuni concessionari con il governo Prodi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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