Il Tirreno

Pisa

Per assegnare gli spazi solo bandi pubblici

In concomitanza con quella che deve essere la conclusione di una vicenda, quella di Rebeldìa, che si trascina da troppo tempo in città, ritengo giusto fare il punto. Prima di tutto mi preme insistere...

3 MINUTI DI LETTURA





In concomitanza con quella che deve essere la conclusione di una vicenda, quella di Rebeldìa, che si trascina da troppo tempo in città, ritengo giusto fare il punto.

Prima di tutto mi preme insistere su un fatto: la nostra non è stata una battaglia politica contro qualcuno, Rebeldìa nella fattispecie, ma a favore dell’affermazione di un principio ben preciso e spero condivisibile trasversalmente. Ovvero: il Comune deve trattare tutti allo stesso modo. Alcuni punti poi vanno chiariti: il Pd sulla vicenda è andato in difficoltà e l’asse con Sel si è incrinato in modo indelebile. A Rebeldìa va riconosciuta anche da parte mia una certa onestà intellettuale: i disobbedienti hanno giudicato “truccato” un bando e non hanno partecipato.

Ma accanto a questo riconoscimento debbo evidenziare come ancora una volta, anche dietro a questa vicenda, non si può non vedere quell’antipatico atteggiamento, che appartiene storicamente alla sinistra italiana, di chi ritiene di avere più diritti degli altri in considerazione di una presunta superiorità culturale, morale e politica.

Una superiorità tale da far ritenere di avere diritto a una assegnazione diretta: “Dateci in fretta ciò che ci spetta!” recitava uno dei tanti striscioni comparsi a Palazzo Gambacorti in questi mesi.

All’ultimo di questi, poi, il cui spirito confermava l’arroganza (“La scelta giusta si può fare…”, “giusta” perché, “giusta” per chi?), il sindaco Filippeschi ha saputo rispondere che lui la scelta l’ha fatta ed è chiara: nessuna assegnazione diretta. Era l’ora.

Il parere del dirigente delle politiche giovanili, con delega specifica per gli spazi di via Andrea Pisano, parlava, del resto, chiaro: «Sarebbe del pari illegittimo procedere a trattativa privata con un soggetto che neppure ha manifestato la sua volontà e il suo interesse nei confronti del bene, astenendosi dalla presentazione di qualsiasi domanda, e palesi il suo proposito solo in un momento successivo, pretendendo che l’amministrazione consideri e assecondi la sua richiesta, prescindendo dalla valutazione comparativa dettata dalla procedura ad evidenza pubblica».

In realtà si potrebbe procedere all’assegnazione diretta, basterebbe assumersene la responsabilità politica. A Pisa sono stati assegnati direttamente tanti, troppi spazi; e male! Anche su questo stiamo faticosamente cercando di fare chiarezza.

Con questa vicenda è stata fatta una scelta politica nuova per la città di Pisa, legittima e dal mio punto di vista condivisibile. Certo, così si crea un precedente, tale per cui non si faranno più assegnazione discrezionali, ma si dovrà passare sempre attraverso bandi di evidenza pubblica.

Vittoria! Ora la battaglia politica si sposta sugli altri spazi in città, a cominciare dalla Stazione Leopolda, la cui concessione è da anni, e fino a fine maggio, in regime di prorogatio. Occorre costruire bandi equi e fondati su criteri condivisi. È una sfida. Una sfida anche per Rebeldìa. Anzi, approfitto per esortare Rebeldìa a compiere un gesto di sana umiltà: chiedete - anche voi come noi - bandi leali e partecipateci. Mettevi in gioco in un confronto leale e trasparente!

Consigliere comunale del Pdl

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani