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Pisa

I precari della ricerca: “Irregolari i bandi di undici assunzioni”

Luca Daddi
I precari della ricerca: “Irregolari i bandi di undici assunzioni”

L’Apri: troppo dettagliati i profili e i progetti, la legge lo vieta. Il rettore Augello intervenga per correggere l’errore

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L’ateneo ha avviato le procedure per selezionare undici ricercatori a tempo determinato, ma l’analisi dei bandi mostrerebbe «una situazione di diffuse irregolarità che, oltre a tradire lo spirito della legge, potrebbero anche esporre tutte le procedure al rischio di ricorsi». Almeno è questa la tesi esposta dall’Associazione precari della ricerca italiani (Apri) che ha segnalato la questione al rettore Massimo Augello e all’ufficio concorsi dell’Università, senza però avere risposta. La normativa. La legge 240 del 2010, nota al grande pubblico come riforma Gelmini, ha sancito che la figura del ricercatore a tempo indeterminato vada in esaurimento e l’ha sostituita con due diverse figure di ricercatore a tempo determinato. «Nel corso dell’ultimo anno - spiega l’Apri, presieduta da Matteo Rossi - vari atenei hanno timidamente cominciato a bandire le prime posizioni di questo tipo.

Di recente lo ha fatto anche quello di Pisa». Presunte irregolarità. Tuttavia, secondo l’Apri, «come già denunciato al ministro Francesco Profumo, ci sono irregolarità nella gran parte delle procedure e il nostro ateneo, purtroppo, non fa eccezione: nei bandi pubblicati di recente e in scadenza il 16 febbraio (domani, ndr) sono contenuti dettagliatissimi profili/progetti di ricerca cui ancorare le posizioni oggetto dei concorsi». I profili/progetti - sostiene l’Apri - «sono talmente dettagliati da scoraggiare la partecipazione di gran parte di ricercatori, italiani e non, che potrebbero essere interessati di diritto a quelle posizioni». Trasparenza. Secondo l’associazione, «questo comportamento non soltanto non consente una competizione aperta e trasparente, né favorisce una selezione meritocratica, ma è anche in contrasto con i dettami della legge. Infatti, la cosiddetta riforma Gelmini prevede che sia possibile inserire nei bandi un profilo “esclusivamente tramite l'indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari”.

Pertanto - sottolinea l’Apri - non si può ritenere legittimo l'inserimento di profili articolati in relazione a cui dovrebbe essere valutata la produzione scientifica dei candidati. Non è neppure legittimo aggirare tale norma indicando specifici progetti di ricerca, poiché tali progetti costituiscono, di fatto, dei profili». Inoltre «la legge indica con chiarezza che occorre attenersi ai princìpi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori, tra cui l'esigenza di evitare bandi che contengano progetti tanto specifici da restringere eccessivamente il numero dei possibili partecipanti al concorso».

Appello al rettore. Per queste ragioni l'Apri ha scritto nelle scorse settimane al rettore Augello e all'ufficio concorsi dell’ateneo pisano «per chiedere di correggere l'errore e dare così un segnale positivo, testimoniando non soltanto il doveroso rispetto delle regole e delle leggi, ma anche l'intenzione dell'Università di avere forme di selezioni autenticamente aperte. Ad oggi non abbiamo ricevuto risposta». Il comportamento dell'amministrazione «ci ha deluso e amareggiato, laddove vi sono altri atenei importanti, come per esempio quelli di Milano e Torino, che stanno applicando correttamente la nuova legge e bandiscono concorsi per ricercatore a tempo determinato realmente aperti, senza alcuna irregolare indicazione di profili o progetti iper-specifici». Rischio ricorsi. Secondo l’Apri, «è interesse di tutti che il reclutamento delle nuove figure, definite dalla recente riforma, avvenga in modo trasparente e corretto. Siamo certi che tutti desiderino evitare ricorsi che avrebbero l’unico risultato di congelare per anni nuove potenziali risorse per la ricerca e la didattica».

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