Il Tirreno

Pisa

Forza la serratura e rientra nella villetta la nomade sfrattata

di Candida Virgone

La Società della salute dovrà fare un nuovo sgombero Intanto l’alloggio è già stato assegnato ad un macedone

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PISA

Sono di nuovo in casa. La serratura è stata smontata e la porta blindata della villetta di Coltano in cui era alloggiata una famiglia rom esclusa dai progetti di accoglienza è di nuovo aperta. I nomadi sono tornati dentro riprendendosi la casa da cui erano stati allontanati. Nei prossimi giorni amministrazione comunale e Società della salute dovranno organizzare un nuovo sgombero. C’è anche una problematica legata al fatto che l’alloggio, una delle nuove villette edificate a Coltano, è già stato riassegnato e che il nuovo assegnatario - il quale finché non avverrà il nuovo sgombero non potrà trasferirsi - è un macedone. Un macedone abbastanza perplesso di finire in un blocco occupato per lo più da kosovari, etnia con cui la ruggine, se di ruggine si può parlare, è annosa e che fu alla base della famosa faida scoppiata fra Marina di Pisa e Gello di Lavaiano nel gennaio del 2008 e che ha portato all’arresto di trenta persone tuttora sotto giudizio. Intanto a favore della famiglia rom si sono registrate prese di posizione di Africa Insieme, di Rifondazione comunista e dell’Idv, con interrogazioni sullo sgombero avvenuto che avrebbe messo in strada una madre con cinque figli.

Il più grande è il ragazzo al centro della vicenda degli sposi bambini: è appunto il baby-marito e ha 17 anni. Il più piccolo, quello per cui la madre era stata messa a casa una volta scattati gli arresti, ha otto mesi. In casa loro, dopo gli arresti per le accuse della sposa bambina, fu trovato nascosto in frigo un tesoro in gioielli del valore di 350mila euro.

Inoltre la madre sfrattata è figlia della donna al centro anche lei sia di questa storia che di una annosa vicenda giudiziaria, quella del podere Cincinnati, un podere a Gello di Lavaiano, in cui si trova una villa da mezzo milione di euro circa, acquistata dal gruppo nomade in contanti. La proprietà, insieme a numerosi altri beni, per quanto ancora nella disponibilità della famiglia, è sotto sequestro da anni per l’accertamento su come queste persone, che si dichiarano indigenti e hanno ricevuto anche aiuti dell’Asl, ne sia venuta in possesso.

La donna sfrattata con la sua famiglia per aver perso i requisiti previsti dai progetti di accoglienza e dall’assegnazione dell’alloggio, Ibadet Dibrani, 35 anni, comparirà il 20 prossimo davanti alla corte d’assise del tribunale di Pisa, presieduta dal giudice Luca Salutini, per rispondere insieme al marito, alla madre e al padre, al cognato e alla cognata di tratta di persone, riduzione in schiavitù, violenza sessuale di gruppo, tentata violenza e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con lei andranno a giudizio gli zii del ragazzo, Erizon Mahmuti, 40 anni, di Pola, e la moglie Vjolka Dibrani, 39 anni, di Mitrovika, il padre, Riza Haliti, 35 anni, di Pola, la nonna, Nebehat Hamiti, 55 anni, di Mitrovika, e il marito, Havdus Hamiti, 57 anni, tutti e due proprietari del famoso podere Cincinnati e degli altri beni sequestrati.

L’unico ad essere in carcere è Riza, detenuto a Prato: il tribunale del riesame ha respinto l’ultima richiesta di scarcerazione la scorsa settimana. Hanno l’obbligo di dimora lo zio e il nonno, mentre dopo gli arresti domiciliari, sono da tempo libere le tre donne.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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