Meteo
Green economy e cultura le soluzioni contro la crisi
L'on. Ermete Realacci (Pd): «Pisa ha tutto per vincere questa sfida potendo unire innovazione e ricerca ai settori economici tradizionali e alle bellezze storiche»
di Francesco Loi
PISA
Una via di fuga dalla crisi c’è. Anzi due: la green economy (l’economia verde e sostenibile) e l’industria della cultura. E Pisa, su entrambi i fronti, risponde presente. «Ha tutte le possibilità di affrontare e vincere la sfida, e penso anche che già lo stia facendo». Chi esprime tali certezze è l’on. Ermete Realacci (Pd), che, anche in qualità di presidente di Symbola, è il promotore dell’incontro dal titolo “Pisa e la Green Economy: qualità, innovazione e smart cities per sfidare la crisi e affrontare il futuro», che si terrà sabato nella Sala Regia di Palazzo Gambacorti.
Nuova era. «In quell’occasione vogliamo discutere - spiega Realacci - quali strade imboccare in tempo di crisi, mentre l’economia fa i conti con il mondo che cambia. Mi piace ricordare una frase di Seneca: non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. Noi dobbiamo fronteggiare la crisi tutelando i redditi più deboli ed evitando strappi sociali, ma anche individuando le soluzioni per ripartire». Ci sono due risorse che possono decretare il riscatto economico del nostro Paese, dice Realacci: «Il suo sterminato patrimonio culturale e il tradizionale tessuto produttivo che, entrambi riproposti e riconvertiti in chiave contemporanea, possono costituire un'occasione unica e ineguagliabile di rilancio. L'industria culturale, strettamente connessa alla creatività tipicamente italiana, e la Green Economy si presentano, all'unisono, come il terreno per una nuova era».
Il ruolo di Pisa. Per il deputato, in questo ambito, un ruolo importante lo giocano le città. «E Pisa è un polo con tutte le caratteristiche per vincere questa scommessa, unendo l’avanguardia digitale con la cultura, l’ambiente, la qualità della vita». Se per l’industria della cultura la sola presenza di Piazza dei Miracoli e della Torre, come di Palazzo Blu, già spiegano molto, per la Green Economy qualcosa in più deve essere detto. Anzitutto perchè, per Green Economy, si intende qualcosa di assai variegato: ogni azienda può diventare verde semplicemente attuando politiche di efficienza e di risparmio energetico, innovazioni di processo e di prodotto in un'ottica di sostenibilità. Dal manifatturiero alle energie rinnovabili, dalla chimica all’automotive, dall’edilizia alla nautica.
Gli esempi. Pisa, sottolinea Realacci, si è già portata avanti. «C’è un export che tira, in particolare per il settore della concia, grazie a capacità imprenditoriali e lavoratori che hanno tutti i diritti, senegalesi compresi; il tutto partendo da quanto hanno imparato di più avanzato nel trattamento degli acidi per non distruggere l’Arno». Altri esempi non mancano e vengono ricordati nel rapporto Greenitaly 2001. «Sull’auto elettrica - si legge - sventola il tricolore». Se la maggior parte delle aziende della filiera è in Emilia, per il primo modello di distribuzione integrata (elettricità e ricarica) è stato scelto il duo Enel-Hera «che al 2013 metterà 310 colonnine da Pisa all’hinterland milanese». E poi l’eolico che, per crescere e ridurre l’impatto, si sta facendo più piccolo: la mini pala eolica Libellula ideata da Renzo Piano per Enel Green Power (torre alta 20 metri, ali di 8), prosegue il rapporto, sarà testata «per dodici mesi nel campo prova di Molinetto, a Pisa, creato appositamente da Enel». Realacci conclude: «Penso che altri settori possano trovare da Pisa una spinta forte come l’alta tecnologia, l’edilizia, l’agricoltura di qualità. Ecco perchè questa città è già in cammino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
