Il Tirreno

Pisa

Un freno alle liberalizzazioni

Daniele Benvenuti
Negozi in centro e l’assessore Forte
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Negozi in centro e l’assessore Forte

Quindici aperture festive, il Comune prepara l'ordinanza

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 PISA. Anche Pisa e i Comuni dell'area (San Giuliano, Vecchiano, Calci, Cascina e Vicopisano) potrebbero mettere un freno alla liberalizzazione delle aperture dei negozi inserita nel decreto "Salva Italia" del governo Monti. Domani la riunione del tavolo di concertazione con associazioni di categoria, sindacati e consumatori, dove presumibilmente verrà riproposta l'ordinanza che fissa un calendario stabilito di aperture festive. Probabile sulla falsariga di quanto già concertato l'anno scorso che consentiva negozi aperti per 15 festività, oltre al mese di dicembre. Per Pisa, questo calendario riguarda le attività al di fuori del centro storico; qui, infatti, già prima del decreto Monti esiste la possibilità di rimanere sempre aperti (stesso discorso per il litorale).  

La situazione è comunque ancora in evoluzione. Oggi, ad esempio, nuovo vertice in Regione con una delegazione di Comuni (presente anche l'assessore Giuseppe Forte). Scopo dell'incontro è quello di dare il più possibile una soluzione omogenea in tutta la regione. Ad oggi, nei Comuni capoluogo, solo Grosseto ha preso una decisione puntando decisamente alla liberalizzazione totale di orari e aperture; Lucca, invece, ha riproposto la vecchia ordinanza in cui erano stabilite le festività in cui rimanere aperti. La riunione di oggi servirà a scongiurare una situazione a macchia di leopardo. Pisa, ad esempio, deve fare i conti con una realtà come Livorno che già l'anno scorso decise di non aderire all'accordo di area vasta sulle aperture concordate; Livorno che nei giorni scorsi aveva ribadito come sulla questione delle liberalizzazioni volesse attendere segnali concreti nel prevedibile contenzioso tra le competenze di Stato e Regione.  

Tornando alla riunione di giovedì, sull'eventuale ordinanza per stabilire un calendario preciso di aperture concordano Confesercenti, Confcommercio, sindacati e consumatori. La Legacoop già nella precedente riunione, che si chiuse con un nulla di fatto, aveva dato parere favorevole ad una proroga di tre mesi della vecchia ordinanza. Contraria, invece, ad una limitazione alle aperture Federdistribuzione. Federdistribuzione al centro di una polemica con Confcommercio. L'associazione che tutela la grande distribuzione, infatti, dal dicembre scorso è uscita da Confcommercio; per questo il vicedirettore di Confcommercio Pisa, Elisabetta Ficeli, ha chiesto ufficialmente che non sia presente al tavolo in quanto soggetto non autorizzato.  

Sul fronte politico, infine, va ricordata la presa di posizione ufficiale del Pd pisano per voce del suo segretario provinciale Francesco Nocchi: «La Regione, anche con l'ultimo provvedimento - aveva dichiarato nei giorni scorsi - ha già allargato le possibilità di apertura: si può stare aperti fino a 13 ore al giorno; ai singoli Comuni sono consentite ulteriori deroghe e solo 8 festività l'anno sono per fortuna salvaguardate interamente. Siamo anche convinti che in ogni realtà del nostro territorio sia necessario arrivare, attraverso la concertazione a predisporre ordinanze che tengano conto degli interessi di tutti. Un riferimento normativo c'è: la finanziaria della Regione Toscana, che ribadisce come la materia sia di sua stretta competenza».

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