Il Tirreno

Pisa

Imu, stangata sui negozi Chi pagava mille euro ne verserà 760 in più

Giovanni Viale
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Giovanni Viale

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 PISA. Si chiama Imu, imposta municipale unica, perché sono i Comuni a deciderne l'aliquota. Ma quegli stessi enti locali non prenderanno un solo centesimo in più rispetto a quanto incassavano con la vecchia Ici: tutta l'eventuale differenza in più va allo Stato. La stangata resta: infatti, si ritorna a pagare sulla prima casa; e ci sono aumenti per tutti gli altri che non hanno mai smesso di versare. In particolare, i più penalizzati saranno i negozi: il rincaro sfiora il 76 per cento.  La vecchia Ici. L'Ici è stata la principale entrata per i Comuni dal 1993 al 2008. Quell'anno il governo Berlusconi abolì l'imposta su tutte le prime case (Prodi l'aveva tolta solo ai redditi bassi). E 22.775 pisani si ritrovarono esenti, facendo mancare nelle casse pubbliche 10,7 milioni di euro.  C'erano varie aliquote: il 6 per mille sull'abitazione principale, il 2 sui canoni concordati, il 9 sugli alloggi non locati e il 7 per mille su tutto il resto.  La nuova Imu. Il decreto "Salva Italia" reintroduce l'imposizione sulla prima casa al 4 per mille e fissa il resto al 7,6 per mille. Poca roba, all'apparenza. Però quello che cambia è la base imponibile. Prima l'aliquota si calcolava sulla rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per un fattore diverso a seconda dell'immobile. Ora tutti quei moltiplicatori sono aumentati: passano a 160 per gli appartamenti (era 100), a 140 per laboratori (era 100 anche questo), 80 per uffici (50 il precedente), 60 per i capannoni (da 50) e 55 per i negozi (partiva da 34).  In percentuale sono proprio i commercianti ad avere l'aumento maggiore: come si vede nell'ultima colonna della tabella, con l'Imu allo 0,76% rispetto alla vecchia Ici con lo 0,7% a loro toccherà un rincaro del 75,63%, quasi tutto dovuto al nuovo moltiplicatore più grande. Se prima i proprietari dei fondi pagavano mille euro di Ici, nel 2012 verseranno 1.756 euro di Imu in tutto. Magrissima consolazione per titolari di seconde case o uffici: è di "solo" il 73,71% l'aumento che compete loro.  Le prime case. Esiste un complesso schema di detrazioni per le prime case: intanto si è esenti dall'Imu se la rendita catastale è inferiore a 312 euro. Inoltre c'è una detrazione dei primi 200 euro e di altri 50 euro per ogni figlio a carico minore di 26 anni (fino a otto bimbi massimo).  Le aliquote. Tutti i numeri sono stati calcolati con le aliquote ufficiali; ma i Comuni hanno una forchetta all'interno della quale possono far oscillare il valore. Per esempio la prima casa (aliquota base 0,4%) può andare dallo 0,2% allo 0,6. Ma non c'è ancora chiarezza su come applicare questo eventuale sconto o aumento. Invece è sicuro è che il gioco non valga la candela. Perché il maggiore gettito va a Roma.  Cerchiamo di capirlo con un esempio: nel 2011 il Comune di Pisa ha incassato circa 22 milioni di Ici. Tutto quello che arriverà in più nel 2012 dall'Imu sarà incamerato dallo Stato; al contrario, se il gettito dell'Imu sarà inferiore, ci penserà il fondo di riequilibrio a compensare il mancato introito. Verrebbe da dire: allora i sindaci possono fare gli "splendidi" con i loro cittadini, scegliere le aliquote più basse possibili e poi aspettare il rimborso.  Non è così semplice per due motivi. Il primo è che il fondo di riequilibrio è stato tagliato di 1,45 miliardi: il rischio è che i soldi restino solo una promessa. L'altro ostacolo è che lo Stato vuole la sua parte anche se l'aliquota è minima: l'Imu sulla prima casa va tutta ai Comuni, ma l'Imu restante va per metà a Roma. E la quota nazionale deve essere versata all'amministrazione centrale calcolandola sull'aliquota base anche se i Comuni hanno applicato una diminuzione.  Il gettito previsto. Pisa quanti soldi incasserà? Dalle prime simulazioni sembra meno dei 22 milioni del 2011 e l'assessore al bilancio, Giovanni Viale commenta: «La speranza è che l'operazione sia ininfluente sui conti». Il perché si vede dai numeri: ai 10,7 milioni sulla prima casa si arriva con aliquota al 6 per mille e moltiplicatore 100, che ora passano rispettivamente al 4 per mille e 160; il totale non cambia, ma aumentano le detrazioni. Insomma, se va bene si recuperano 8 milioni (almeno questi tutti al Comune).  Sugli altri 22 milioni ci vorrebbe un aumento medio del 63% per garantire che la metà che resta in città sia non inferiore all'anno scorso. Ma su laboratori e capannoni il rincaro è minore. Secondo Viale è presto per decidere come comportarsi.

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