Il Tirreno

Pisa

Uno psichiatra ci aiuta a conoscere i figli attraverso il linguaggio

Lo psichiatra Roberto Cappuccio
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Lo psichiatra Roberto Cappuccio

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 PISA. È tutto nato per caso. Chi di noi non ha fotografato i figli, scritto storie per loro, raccolto in un taccuino le espressioni più belle, le parole storpiate, le trovate che ci hanno stupito o divertito? Roberto Cappuccio, noto psichiatra e psicoterapeuta pisano, degli appunti raccolti quasi per gioco sulle battute della figlia (oggi adolescente), dei nipotini e della prole di amici, ne ha fatto un interessante libro.  Un'opera che in questi giorni è al vertici sul web della classifica del sito «Il mio libro», del gruppo Repubblica. Il lavoro è uscito a settembre e si intitola «Mi facete vedere? Una bambina alla scoperta del mondo, ovvero tutto quello che vi verrà chiesto dai figli e che non avete mai osato immaginare»: i diritti d'autore vanno all'associazione Medici senza frontiere, di cui lo psichiatra è sostenitore.  Il libro prende appunto le mosse da una personale esperienza di paternità, per ricostruire le fasi salienti dello sviluppo cognitivo e affettivo del bambino, dall'esperienza del linguaggio, al rapporto intrinseco con i genitori, fino alla formazione del sé.  Una sorta di «Io speriamo che me la cavo», che ha come fulcro appunto il linguaggio, argomento di studio psicologico e di aiuto nel difficile mestiere di genitore.  La parte introduttiva e la chiusa del libro contengono gli aspetti più dottrinari e teorici: indagano il binomio famiglia-società moderna, con i relativi cambiamenti evolutivi dei ruoli genitoriali e offrono termini di paragone sui sistemi educativi che si sono avvicendati nel corso degli anni, da quello autoritario del primo Novecento, fino a quello permissivista, talvolta amicale dei giorni nostri.  In tutto il testo si trovano varie chiavi di lettura, per abbordare una prospettiva moderna e attuale sul difficile compito di coniugare affetto e insegnamento, nel percorso educativo che ogni genitore è chiamato a intraprendere.  Un testo accessibile alle più svariate tipologie di utenti, dai neogenitori agli educatori, dai lettori deboli a quelli forti. Un testo insomma per tutti, divulgatico, semplice. La prosa, immediata e diretta, scandaglia il comportamento infantile facendone un quadro lucido e utilissimo, a metà strada fra il compendio educativo e il racconto autobiografico. Insomma una sorta di antologia dell'infanzia al femminile, costruita seguendo un percorso narrativo-affettivo, oltre che scientifico, che può rivelarsi illuminante per padri e madri alle prese con contesti sociali sempre più ardui.  L'approccio divertente mette in luce un preciso puzzle di esperienze dirette, accompagnando le lucide riflessioni di psicologia infantile che fanno da collante all'intera esperienza linguistica della protagonista, Claudia, figlia di ben due psichiatri, l'autore ed Ellena Pioli, e per questo ammirevole nella capacità di resistenza filiale.  L'autore smentisce anche un luogo comune della pedagogia che parlerebbe di assenza di umorismo nei bambini. Spesso insegnanti ed educatori invitano ad evitare l'ironia sostenendo che i bambini sono incapaci di apprezzarne le sottigliezze. All'ironia Cappuccio dà invece molto spazio partendo proprio da una frase di Claudia che, svegliandosi, una mattina, a 3 anni, dà al padre un pannolone usato dicendo: «Tieni questo regalo pisciato»...

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