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Sul destino di Nick l'ultima parola spetta al demanio regionale
Giovanni Parlato
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Nicola Ghimenti, conosciuto come Nick, allormeggio da dove è stato sfrattato 4 MINUTI DI LETTURA
PISA. Ieri mattina all'alba "Ilaria" era ricoperta di brina. La temperatura sotto zero l'aveva colorata di un leggero strato di ghiaccio. "Ilaria" è il gozzo di nove metri di Nick, il pescatore di Marina, sfrattato dal porto, ma difeso a gran voce da migliaia di persone. Un appello raccolto dall'amministrazione comunale che sta lavorando ad una soluzione. Intanto, Nick deve pensare alla famiglia, moglie e tre figli. E ieri, si è alzato di buon mattino e prima che arrivasse l'alba, stava preparando la sua "Ilaria" per l'ennesima battuta di pesca. E mentre Nick prendeva il mare, la brina si andava sciogliendo sul dorso della barca. «Sul mare la temperatura è leggermente superiore che a terra», dice Nicola Ghimenti, ormai conosciuto come Nick. La forte mareggiata della scorsa settimana ha rimescolato le acque. «Era quello che ci voleva - dice il pescatore - alla scaduta della mareggiata si esce in mare e per qualche giorno la pesca è buona». La voce di Nick è distesa. Ha capito di non essere solo: «Sì, speriamo bene». E anche la moglie Giulia è ottimista: «La gente c'è stata vicina, c'è la volontà degli amministratori di trovare una soluzione». Da queste colonne, la gente ha conosciuto la storia di Nick. E la solidarietà nei confronti della famiglia Ghimenti è esplosa in poche ore. Su Facebook è stato aperto il profilo "Aiutiamo il pescatore" Nick" che in tre giorni ha raggiunto cinquemila amici. C'era chi criticava i politici locali. Frasi lette anche da un consigliere comunale del Pd, Michele Passarelli, che ha risposto in prima battuta direttamente sul social network. «Non conoscevo la famiglia Ghimenti, ma ho capito che la politica non poteva fare finta di nulla», racconta Passarelli il quale non aveva digerito quell'accusa ai politici di stare lontano dai problemi della gente: «Così mi sono informato dove abitasse la famiglia Ghimenti e alle sette di sera, lasciato il mio lavoro a Collesalvetti, invece di tornare subito a casa sono andato a trovare la famiglia di Marina. Mi sono fatto spiegare qual era il problema e le eventuali soluzioni». Così Passarelli si è fatto promotore di un tavolo di concertazione (cui hanno collaborato anche altri consiglieri Pd di Marina) con gli assessori Andrea Serfogli e Fabrizio Cerri. «Ho fatto semplicemente quello che un politico locale dovrebbe fare - afferma ancora Passarelli - ho fatto da intermediario fra il cittadino e l'amministrazione». L'intenzione di Nick di restare sulla foce dell'Arno si è rivelata impraticabile in quanto sarebbe stata necessaria una varzione al piano attuativo del porto: una strada dall'iter burocratico troppo in salita. Quindi, gli amministratori (in particolare l'assessore alle opere pubbliche Andrea Serfogli) hanno indivduato alcune soluzioni alternative fra cui una potrebbe essere realizzabile. «Nick ha una concessione idrica provinciale alle Tre buche - spiega Passarelli -. Il terreno era andato all'asta, ma chi ha vinto ha rinunciato poiché non aveva sbocco sul fiume. Quell'area è del demanio regionale. La giunta, su mandato anche del sindaco, si è impegnata a farsi carico nei confronti del demanio a passare quel terreno alla famiglia Ghimenti. Si tratta di un trasferimento dalla foce alla Tre Buche». Chi sta gestendo, ora, in prima persona "il caso Nick" è l'assessore Serfogli. «Ho telefonato al demanio regionale - dice l'amministratore -. Sono in attesa che mi diano l'appuntamento, quindi andrò a Firenze». IL FIGLIO Quella lettera di Giona MARINA. L'opinione pubblica era stata colpita dalla storia della famiglia Ghimenti grazie anche alla lettera che il figlio maggiore, Giona di 23 anni, aveva scritto sul nostro giornale e su Facebook. Giona ripercorreva i tanti e duri sacrici di tutta la famiglia, l'eredità della nonna investita in quel posto sulla foce, i risparmi che ogni anno se ne andavano per rifare i pontili. E la paura e la speranza per il porto che si doveva costruire. Ma era anche un atto d'accusa contro i politici che avevano lasciato il padre e la madre senza un'alternativa. Sull'onda della solidarietà, Giona aveva scritto una seconda lettera e ora quell'alternativa è reale; per lui, come per gli altri due fratelli: Matteo e Mitia.
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