Il Tirreno

Pisa

Chiude la sede pisana di Fiditalia

Giovanni Parlato
Il 30 dicembre ultimo giorno per la sede pisana di Fiditalia
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Il 30 dicembre ultimo giorno per la sede pisana di Fiditalia

Il 30 sarà l'ultimo giorno di lavoro, in nove perdono il posto

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 PISA. La crisi economica fa le prime vittime. Il 30 dicembre sarà l'ultimo giorno di lavoro per i 14 dipendenti della sede pisana di Fiditalia, la finanziaria della francese Societé Générale. La direzione della finanziaria aveva proposto ai dipendenti di andare a lavorare a Milano accentrando il lavoro presso la sede centrale, una soluzione che però è stata accolta soltanto da una piccola minoranza.  In nove (fra cui cinque donne) dovranno lasciare il posto di lavoro e col nuovo anno saranno disoccupati. Due hanno dato la loro disponibilità al trasferimento, un dipendente andrà a Firenze in quanto fa parte delle categorie protette e altri due (fra cui una donna) hanno chiesto una sede più vicina a Pisa rispetto a Milano ed è in corso un braccio di ferro.  La Fiditalia ha circa 600 dipendenti nel territorio nazionale ed è una finanziaria nata negli anni Novanta nel settore del credito al consumo. La crisi economica ha dato una dura mazzata proprio al consumo delle famiglie medie italiane e di conseguenza il lavoro di Fiditalia si è ridotto al punto da avere un bilancio in passivo.  «LA Fiditalia - afferma Pierluigi Masi, sindacalista della segreteria territoriale della Fiba-Cisl - ha elaborato un piano che prevede la soppressione di una ventina di filiali in Italia e la cancellazione di 160 posti di lavoro. In questa ristrutturazione, è stato coinvolto l'ufficio di Pisa, l'unico che si occupa del recupero crediti la cui direzione è a Milano».  Gli uffici a Pisa vennero aperti nella metà degli anni Novanta. Fino all'anno scorso, la sede era in via Pietro Nenni a Cisanello poi trasferita in via Volpe a Ospedaletto. Ma anche questo cambio, destinato ad abbattere i costi, non è stato sufficiente per debellare un piano che di fatto ha azzerato l'ufficio pisano.  Già a marzo, la direzione generale di Milano aveva fatto capire le difficoltà in cui versava la finanziaria e la necessità di ricorrere ad una revisione degli organici.  «I quattordici dipendenti pisani - continua Pierluigi Masi - hanno un'età fra i 40 e 50 anni, quindi ancora lontana dalla pensione. E dei quattordici, sei sono donne. Cinque di esse hanno dovuto rinunciare al trasferiemento a Milano perché improponibile per ragioni di famiglia ed una sta cercando di resistere per cercare di ottenere una sede di lavoro che non sia Milano. Per i nove che lasceranno il posto di lavoro, abbiamo concordato una buonauscita, ma dal 31 dicembre saranno a spasso. Purtroppo, l'interlocutore ha dimostrato poca disponibilità e cecità nell'affrontare questa delicata vertenza non ricercando strumenti più idonei a limitare le ricadute negative sul personale. Ha pesato anche il fatto che la proprietà francese è distante dal nostro territorio e dalle sue specificità».

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