Sicurezza
Un giovane perse la vita cadendo su una lastra di ghiaccio
Assolti due cantonieri per l'incidente mortale
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Francesco Profeti il giovane vittima dellincidente 3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Assolti con formula piena dall'accusa di omicidio colposo due dipendenti della Provincia, difesi dall'avvocato Alessio Bertola. La sentenza è del giudice Cipolletta di fronte al quale erano finiti a giudizio Silvia Salvatorini (cantoniere) e Giuseppe Maltese (responsabile di distretto) dopo la morte di Francesco Profeti, avvenuta il 4 gennaio 2009 per una caduta in via Piano della Tora a Lorenzana. Secondo l'ipotesi accusatoria, Salvatorini, di Pisa, e Maltese, di Mezzana, avendo l'obbligo di vigilare sulle condizioni delle strade loro affidate, tra cui rientrava anche la via dove si verificò l'incidente, «non avrebbero adempiuto alle loro incombenze - spiega l'avvocato difensore - non essendosi accorti che nei giorni precedenti il 4 gennaio 2009 c'era stata una perdita di acqua che nella notte tra il 3 e il 4 gennaio si era ghiacciata producendo una lastra di circa 12 metri che causò la caduta di Profeti». L'uomo, 31 anni, di Rosignano, era in sella a una Vespa e morì dopo il trasporto all'ospedale. Il dibattimento davanti al Tribunale di Pisa ha permesso di ricostruire la vicenda. «L'unica certezza - dice l'avvocato Bertola - è data da una segnalazione di perdita d'acqua in quel punto pervenuta al call center di Acque spa alle 14.30 circa di sabato 3 gennaio, passata dal call center al tecnico in servizio, il quale tuttavia non ritenne di dover intervenire né di avvisare alcuno della segnalazione ricevuta. La presenza della perdita di acqua nei giorni precedenti il 3 gennaio 2009 è stata esclusa da tutti i testi con l'eccezione di tre, che tuttavia hanno riferito in modo assai vago della perdita anche nei giorni precedenti entrando in contraddizione tra loro». «Inoltre - sottolinea ancora il legale - Salvatorini era stata in servizio su quel tratto di strada solo il 2 e il 3 gennaio dalle 7.30 alle 13.30, poiché stava sostituendo una collega in ferie; Maltese solo il 3 perché prima si trovava anche lui in ferie. Quindi, quando è pervenuta la chiamata al call center di Acque, Maltese e Salvatorini erano fuori servizio ormai da circa un'ora. Pertanto non avevano potuto vedere la perdita d'acqua poiché al momento dei loro passaggi, sabato 3 gennaio 2009 alle ore 10.30/11 circa, questa non c'era ancora e la strada appariva asciutta. In quel momento le condizioni di viabilità erano assolutamente normali, quindi nessun addebito di colpa può essere mosso a Maltese e Salvatorini». Il processo si è svolto con la partecipazione delle parti civili costituite dai familiari di Francesco Profeti, assistite dall'avvocato Valerio Misiti di Livorno. Le richieste finali formulate dal pubblico ministero sono state di condanna alla pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione cui si sono associate le parti civili con richiesta di condanna ad una provvisionale, mentre la difesa ha chiesto l'assoluzione con formula piena senza alcuna subordinata. Il Tribunale ha assolto con formula piena Maltese e Salvatorini, «ai sensi del primo comma dell'articolo 530 del codice di procedura penale - racconta l'avvocato Bertola -, dunque senza alcun dubbio in punto di assenza di prove a carico degli imputati». Alla luce di quanto emerso dal dibattimento, il giudice Cipolletta ha disposto la remissione degli atti alla procura di Pisa, «affinché proceda contro altri soggetti, per cui è lecito aspettarsi una prosecuzione della vicenda contro chi effettivamente potrebbe avere responsabilità nell'incidente costato la vita a Profeti». La sentenza sarà depositata entro sessanta giorni, a partire dal 7 dicembre, con le motivazioni.
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