Il Tirreno

Pisa

Ma non si considerano “cervelli in fuga”. «Ormai la comunità scientifica è globale e in Italia torneremmo»

Da Pisa in cerca delle leggi dell'universo

Gianluca Campanella
A destra, il fisico Tonelli al Cern Sotto, i due ricercatori Pierluigi Catastini e Boris Mangano
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A destra, il fisico Tonelli al Cern Sotto, i due ricercatori Pierluigi Catastini e Boris Mangano

Ecco il gruppo di ricercatori che collabora con Tonelli al Cern di Ginevra

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 PISA. Non suoni irriverente, ma si può quasi dire che Ginevra è una piccola colonia pisana. Al Cern, infatti, non c'è solo il professore Guido Tonelli, coordinatore dell'esperimento Cms, uno dei due rilevatori che ha "fotografato" le tracce del bosone di Higgs. Ma a cercare la cosiddetta «particella di Dio» ci sono tanti altri uomini di scienza che hanno studiato in città.  Per citarne alcuni: Boris Mangano, Pierluigi Catastini, Alessandro Cerri e Simone Gennai. Abbiamo parlato con i primi due, che concordano su un punto: la formazione ricevuta a Pisa è di altissimo livello e non sarebbe stato possibile arrivare al più grande e prestigioso centro di ricerca del mondo, senza le basi fornite dal nostro sistema universitario.  Non si classificano come "cervelli in fuga": ormai la comunità scientifica è globale e all'estero ci sono più possibilità. Lo dicono come dato di fatto, senza polemica. E tornerebbero volentieri in Italia, se ci fosse l'occasione.  Mangano, pisano di nascita, ha avuto come relatore di laurea proprio Tonelli; in seguito si è dottorato alla Scuola Normale e ora, 32 anni, è al post doc all'Università di California, San Diego. Segue il progetto Cms da quasi nove anni, di cui tre passati negli Usa; ora «tutto il gruppo si è spostato in Svizzera».  Ci tiene a quella parola: «gruppo». Ed è una costante di tutta la comunità che collabora a Ginevra. Al punto che se gli chiediamo a chi andrebbe un eventuale premio Nobel per la scoperta del secolo, risponde: «È difficile che venga assegnato per il bosone di Higgs, perché è lo sforzo collettivo di migliaia di persone e lungo decenni. Il Nobel si dà a due, massimo tre fisici alla volta».  Neanche con la domanda di riserva, Mangano ci casca: nello specifico cosa hai fatto? Risponde al plurale: «All'inizio col gruppo abbiamo costruito il tracciatore al silicio, che è il cuore del sistema; in seguito abbiamo sviluppato il software di interpretazione dati. Ora trascorriamo giorno e notte ad analizzare le collisioni».  Ma non nasconde un desiderio: «Sarebbe bello chiudere in bellezza», cioè che il percorso al Large Hadron Collider, l'Lhc di Ginevra, portasse a individuare la particella di Dio «o altro», insomma il tassello mancante nel Modello standard della fisica moderna, che spieghi perché la materia ha una massa.  L'ha ipotizzata Peter Higgs nel 1964. E ad aprile di quest'anno, un post anonimo su un blog raccontava che al Cern di Ginevra se n'era vista una possibile traccia. Mangano liquida l'episodio con un «ci rovinò le vacanze di Pasqua: volevo tornare a Pisa, ma ci fu molto rumore e confusione».  Catastini, che lavora ad Atlas (l'altro rilevatore) ricostrusce «un po' di gossip: nella scienza c'è anche questo». La fuga di notizie non fece piacere: in ambito scientifico «se un lavoro è serio, bisogna controllarlo prima di renderlo pubblico». Si provò a capire chi potesse essere la "gola profonda", ma «non ci fu caccia alle streghe».  Catastini, 33 anni, nato a Ponte Buggianese (Pt), si è laureato in Fisica a Pisa e dottorato a Siena. Segue il progetto per l'università di Harvard, che si è concentrata su Lhc dopo la chiusura del Tevatron, l'acceleratore di particelle del laboratorio Fermilab di Chicago. Pure lui parla di spirto collettivo: «Sia a Ginevra che in America è forte il senso della comunità, ma in Svizzera c'è più eccitazione, perché questo è il futuro» della ricerca.  Ma neanche su Catastini ha senso insistere: essere in così tanti non non ti fa sentire "inutile"? La risposta è pronta: «Non ci viene dato il contentino. Davvero qui la dimensione dell'esperimento è talmente grande, che servono tante persone». Per rendere l'idea, si ricordi che Lhc è un anello di 27 chilometri sotto terra, in cui corrono protoni a velocità prossime a quelle della luce.  Ma resta un aspetto casalingo: «La pisanità qui è tanta! Ci ha fatto costruire rapporti umani e professionalmente dimostra quanto è buona la nostra scuola».

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