Il Tirreno

Pisa

La sinistra dei giovani litiga già e si divide come quella "adulta"

Gianluca Campanella
La sinistra dei giovani litiga già e si divide come quella "adulta"

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 PISA. Piccoli Tafazzi crescono, verrebbe da dire. La sinistra dei giovani sembra aver già preso alcuni vizi ricorrenti nella sinistra dei "grandi": la tendenza a dividersi e quella a litigare per gli incarichi. Si potrebbe leggere anche così l'episodio di sabato notte al polo Porta nuova. Si svolgeva, infatti, una festa organizzata dalla lista universitaria "Diritti a sinistra" (Das, in sigla), ma tutto è finito per l'irruzione dei concorrenti "Sinistra per".  Quest'ultima è l'associazione dalla quale si è scissa la costola Das quasi due mesi fa: la formazione madre non ha mai perdonato ai dissidenti di essere rimasti abbarbicati alle poltrone istituzionali con i voti presi grazie a lei. Al punto che il momento clou della quasi rissa di sabato c'è stato quando "Sinistra per" ha issato lo striscione: «Dimettetevi, a stro..i», le cui iniziali formano con precisione l'acronimo Das.  Inutile dire che Das lo ha trovato offensivo e tanto più grave, perché ha portato alla «brusca conclusione» il dj set condotto da Roy Paci. All'artista e ai «numerosi studenti presenti» Das manda quelle «scuse» che (non dice, ma lascia intendere) sarebbero pertinenza dei loro parenti coltelli. Coloro che hanno cercato di «forzare in massa l'ingresso, aggredendo verbalmente e fisicamente gli organizzatori».  Dall'altra parte la versione è più sfumata: Alberto Campailla, intanto fa notare «che ervamo una quindicina e non abbiamo fatto danni, né dato calci a nessuno». E poi regala un retroscena: «Avevamo pensato di scrivere sullo striscione "Dimettetevi, a Scilipoti". Ma abbiamo desistito; quello sì, sarebbe stato un insulto!».  Al netto del folklore e delle "canzoncine" cantate, per Campailla (consigliere territoriale degli studenti per il controllo qualità) resta il nodo politico: i tre scissionisti «sono stati eletti con i nostri voti e noi abbiamo perso dei rappresentanti», scendendo negli organi centrali da 36 a 33 cariche ricoperte. Per Campailla è «legittimo che ci possano essere scelte politiche differenti», ma se vai via devi anche lasciare il posto.  Replica a stretto giro Giuseppe Macoretta (rappresentante per Das nel consiglio del corso di studio "Ingegneria meccanica"): «Secondo loro, un rappresentante che non condivida più la deriva che ha subito la propria lista, dimostrata per l'ennesima volta dalle intimidazioni di questo triste episodio, si troverebbe di fronte solo la scelta tra andare contro i diritti degli studenti o dimissioni?». Esiste la terza via: «Noi crediamo che sia necessario, invece, continuare a difendere i diritti dei ragazzi, in coerenza con il programma con cui siamo stati eletti».  Ma Campailla non ci sta: nessuna violenza, «che interesse abbiamo, noi che rappresentiamo più della metà degli universitari», a rovinarci la reputazione? «Volevamo fare una cosa tranquilla e carina» per spiegare a Macoretta, Antonio Di Buono e Giulia Pustorino (i tre di Das) «che la loro posizione ha fatto arrabbiare molti».  Sembra che gli studenti abbiano già imparato come si litiga a sinistra e non debbano andare a lezione dall'Unione di Prodi e Bertinotti.

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