Il Tirreno

Pisa

Otto ore in balia di 5 banditi

Candida Virgone
Il cantiere dove il custode è stato sequestrato e sono stati rubati motori
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Il cantiere dove il custode è stato sequestrato e sono stati rubati motori

Sequestrato e picchiato il custode: rubati 9 motori di barche

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 PISA. Otto ore in mano a cinque banditi armati e particolarmente violenti, dieci ore legato a una sedia e imbavagliato. È il calvario del custode di uno dei rimessaggi che corrono lungo la golena, immobilizzato da una banda di slavi che hanno portato via nove motori da barca per un valore di circa centomila euro. La rapina è avvenuta ai Cantieri Fontani, al numero 84 di viale D'Annunzio, nella notte fra martedì e mercoledì.  L'attività è di una società che fa capo ad Alberto Fontani. «Andare avanti così è difficile - commenta sconcertato - non sappiamo più con quali armi difenderci. Nel cantiere è attivo un allarme, abbiamo messo un custode, siamo collegati con la vigilanza privata. Ma non è servito a niente. Purtroppo contro una delinquenza sempre più dilagante abbiamo le mani legate...».  Tutto è iniziato nella tarda serata, verso le 10.40, quando è scattato l'allarme, cosa che era avvenuta anche nelle sere precedenti. Il custode, un 60enne pisano, uomo di fiducia della società da 30 anni, è uscito dalla sua roulotte per vedere cosa fosse accaduto. Ma alla cabina di regia dell'impianto ha trovato ad attederli tre banditi armati di pistola, passamontagna calati in viso, accento slavo. Altre due persone si trovavano fuori, probabilmente a far da palo. Gli sconosciuti hanno subito gettato a terra l'uomo, aggredendolo a calci e pugni e immobilizzandolo. Poi lo hanno portato in roulotte lo hanno legato a una sedia e imbavagliato. La razzìa è iniziata subito dopo. I tre hanno cominciato a girare per il rimessaggio fino all'alba, smontando e portando via diversi motori, caricati su un furgone. L'operazione ha richiesto diverse ore ed è andata avanti fino alle 6, quando la banda si è allontanata lasciando il custode in stato di choc: l'uomo è stato ritrovato solo alle otto del mattina, alla riapertura dell'attività, da uno dei soci. È apparso prostrato e sconvolto. È stato subito slegato e soccorso e ha potuto raccontare le sei ore in balìa della banda, in un altalenarsi di minacce e momenti di paura, sotto il tiro delle pistole.  Secondo un primo inventario all'appello mancherebero nove motori, ma non si esclude che possano essere sparite altre cose. I soci hanno dato l'allarme e sul posto sono arrivati polizia e carabinieri. La squadra scientifica ha analizzato titte le possibili tracce a caccisa di un indizio che possa portare alla banda. Purtroppo la zona non è videosorvegliata e dalla strada è impossibile notare qualcosa. Le guardie giurate poi sono passate per due volte nella stessa notte controllando l'accesso ma non hanno notato niente di particolare o di stranoche potesse far sospettare quello che stava avvenendo all'intenod el cantiere navale.  Nelle sere precedenti era scattato diverse volte l'allarme e si sospetta che siano stati proprio i rapinatori ad entrare in azione per prevedere possibili mosse. Purtroppo l'allarme scattato martedì sera non aveva destato preoccupazione in nessuno dei soci perché era cessato subito e si era pensato che tutto fose tornato a posto. Qualcuno aveva anche provato a chiamare il custode, ma il cellulare risultava irraggiungibile, come faceva in genere quando l'uomo si trovava in punti del cantiere in cui il segnale non arriva.  I furti nei rimessaggi, soprattutto di motori costosi, sono una costante da anni, opera di bande organizzate. Resta da chiedersi su quale mercato siano spendibili oggetti così costosi e rubati. «La destinazione - spiegano gli imprenditori della golena - è ovviamente l'estero, in zone dove la proprietà di un motore di dubbia provenienza non è un problema e dove non ci sono particolari controlli. Quasi impossibile piazzarli sul mercato italiano».

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