Meteo
Parricidio, uno psichiatra per Simone
◗
Simone Greco Il gup nomina un perito per il ventenne che accoltellò il padre
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Terzo rinvio, ieri mattina, per l'udienza preliminare a carico di Simone Greco, il ventenne pisano che nell'ottobre del 2010 uccise a coltellate il padre Michele, 54 anni, sottufficiale della 46ª Brigata aerea, dopo quella che doveva essere una gita chiarificatrice e di avvicinamento. Ieri mattina il gup Concettina Garreffa ha deciso di nominare per il ragazzo, assistito dall'avvocato Silvia Davini, una perizia psichiatrica. L'incarico verrà conferito la prossima settimana, giovedì 15, in una udienza che prevede già un altro rinvio, questa volta al nuovo anno. Solo allora quindi si saprà che decisione verrà presa nei confronti del giovane, oggi non più in carcere ma in una località protetta. Altre due udienze sul delitto si erano svolte il 30 giugno edil 30 settembre. Si sono costituiti parte civile due dei quattro fratelli della vittima. Per il ragazzo, che all'epoca aveva 19 anni e oggi ne ha compiuti 20, difeso dall'avvocato Silvia Davini, il pm Aldo Mantovani ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela. Il 10 ottobre del 2010 Simone uccise il padre con 150 coltellate dopo una gita in moto a San Gimignano che doveva avvicinarli e dare una sterzata ad una vita tormentata. Una gita che invece si concluse in un bagno di sangue. Padre e figlio erano sulla moto del maresciallo, poco prima delle nove di una domenica sera. Erano quasi arrivati a casa, in via Santi Vecchi, ad Agnano. Michele guidava, quando Simone, seduto dietro, estrasse di tasca il suo coltello e lo colpì al petto e al collo, poi alle spalle. La moto scivolò lentamente a terra, quasi da ferma. Il sottufficiale cercò di scappare, percorse quattro o cinque metri verso una casa vicina, poi, forse colpito ancora, si accasciò sull'asfalto. A terra Simone sarebbe tornato a colpire con rabbia cieca, tante volte, quel padre colpevole, forse, di aver voluto frenare la sua corsa verso un percorso difficile: studi interrotti, abuso di droghe, le cure del Sert, la depressione, amicizie sbagliate, un Daspo, infine un ricovero in clinica psichiatrica, da cui era uscito da poco. Poi aveva gettato l'arma in un fosso e col cellulare aveva chiamato il 118, inventando una scusa che non ha mai retto: sono stati stranieri sbucati dal buio, per una partita di droga non pagata. Ma lui era salvo e i suoi vestiti pieni di sangue, troppo per un tentativo di soccorso. C.V.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
