Partecipò come medico a Curtatone e Montanara
Il tricolore di Vaccà Berlinghieri a Roma per il 150º dell'Unità
F.L.
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Un momento dellintervento di Vaglini e, a destra, il tricolore esposto 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. E' arrivata a Roma, nell'ambito delle celebrazioni del 150º dell'Unità d'Italia, la bandiera tricolore recentemente ritrovata dalla signora Sofia Donalisio (discendente dei famosi chirurghi pisani Vaccà Berlinghieri) nella Casa Museo di Montefoscoli. Il vessillo è stato esposto nella sala Lancisi del complesso monumentale dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia in occasione dell'apertura dell'anno accademico della prestigiosa Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria. Fondata nel 1922, si propone la diffusione e l'incremento degli studi storici dell'arte sanitaria. Tra i membri i ministeri della Salute, Difesa e Beni culturali, e la Croce Rossa. L'incontro è stato aperto dal presidente dell'Accademia, prof. Gianni Jacovelli, e dal prof. Vincenzo Cappelletti dell'"Academia Europaea" di Salisburgo. Quindi il dott. Maurizio Vaglini, già responsabile del Centro di documentazione dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, e ora commissario del Centro interregionale per la documentazione archivistico e bibliotecaria biomedica dell'Accademia, ha presentato ad un pubblico numeroso la bandiera che appartenne a Francesco Tito Vaccà Berlinghieri, che partecipò come medico alla battaglia di Curtatone e Montanara del 1848, sotto la guida del prof. Zanetti (che poi estrasse la pallottola dalla gamba di Garibaldi). Dopo aver ricordato le figure dei chirurghi pisani Vaccà Berlinghieri, Vaglini si è soffermato nel suo intervento sulla storia della bandiera, che porta le scritte "Viva L II" (Viva Leopoldo II) con in mezzo il giglio e nella parte sottostante la data del 17 febbraio 1848 (concessione dello Statuto alla Toscana da parte del Granduca Leopoldo II), citando un pezzo del Nerucci, che fu testimone oculare in quegli episodi. «All'Università - ecco il racconto - avevamo la bandiera bianca e rossa, ed alcuni, di sangue più caldo, cioè Fabbrucci, Pepi, Nelli, Fantoni ed io, mentre si passava di Borgo Stretto, si legò una bandiera tricolore, già preparata, ad un'asta qualunque. Da principio i superiori ci dissero: "Fermi, buoni, volete rovinare ogni cosa!". A Lucca, la mattina dopo, fu permesso di marciare con questa bandiera improvvisata, e quella bianca e rossa non si vide più. A Reggio di Modena, vedendo che questa bandiera non era degna del battaglione, ci fu regalata quella che attualmente si conserva nell'Aula Magna (oggi in Rettorato)». Molto apprezzato l'intervento di Vaglini da parte degli accademici e dei rappresentanti ministeriali.
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