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Per il sindaco è una misura straordinaria, ma lamministrazione manterrà una partecipazione per non abbandonare la gestione
Il Comune vende le quote delle sue farmacie
Gianluca Campanella
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Un momento della seduta del consiglio comunale di San Giuliano L'operazione frutterà 4 milioni di euro alle casse del municipio di San Giuliano
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SAN GIULIANO. Il consiglio comunale ha deciso: gran parte delle quote delle farmacie comunali sarà ceduta. «Una misura straordinaria in un momento straordinario», secondo il sindaco Paolo Panattoni, che risponde alle preoccupazioni espresse nelle lettere ricevute da Venanzio Gizzi (presidente nazionale di Assofarm) e dai dipendenti delle farmacie di Arena Metato e la Fontina. Gizzi, che rappresenta l'associazione di tutte le farmacie comunali d'Italia, si dice «stupito da tale scelta in controtendenza: le farmacie pubbliche individuano lo strumento per programmare da vicino le politiche sanitarie sul territorio». Inoltre, con la loro presenza, contribuiscono a creare «la giusta e sana concorrenza che determina livelli qualitativi superiori» e il controllo dei prezzi. Panattoni specifica che le farmacie non sono cedute in blocco, ma è costituito uno start up, una società che si stacca da Geste (la controllata che finora gestiva tutti i servizi di San Giuliano) e di cui vanno sul mercato un certo numero di quote. Tali da garantire 4 milioni al bilancio del Comune, ma non così tante da abbandonre la gestione. «Manterremo una quota per dire la nostra su gestione e ruolo delle farmacie», specifica Panattoni. Sulla funzione sociale delle farmacie, il sindaco replica: «Con i tagli massicci che subiscono, i Comuni non sono in grado di mantenere tutti i servizi» e bisogna fare delle scelte. In bilancio è previsto «un ampio fondo di solidarietà che ci permetterà di presidiare ben altre funzioni nel momento più duro della crisi economica»: tra queste, il contributo alle famiglie in difficoltà per pagare l'affitto, le manutenzioni del patrimonio scolastico e gli interventi di manutenzione nelle strade e per migliorare le frazioni. Anche gli otto lavoratori delle farmacie comunali pongono delle questioni: in primo luogo ricordano che la recente «volontà legislativa introduce nuovi servizi da erogare, che rendono la farmacia un avamposto del servizio sanitario unico e impossibile da sostituire». E notano che sarebbe comprensibile l'alienazione in caso di «fallimento gestionale. Ma le farmacie comunali di San Giuliano chiudono il loro bilancio in attivo», quindi ci si priva di un servizio che «migliora le entrate del Comune». Panattoni replica con un esempio: «Non penso che un abitante di Ripafratta vada alla farmacia della Fontina, ma sceglie quella privata più vicina». Proprio per questo e per le «ben altre» priorità indicate prima, ritiene il servizio comunale «non strategico». E aggiunge: l'utile generato non è comparabile con il ricavo della vendita, ma rende «appetibile l'operazione e consente tempi brevi»; insomma, il mercato è in difficoltà e si riesce a "piazzare" solo qualcosa che renda, non le aziende decotte. Il sindaco vuole tranquillizzare gli otto dipendenti anche sul fronte del lavoro: «Faremo il possibile per tutelarli». Ricorda le clausole di prelazione previste per legge in caso di cessione: se anche cambiasse la proprietà, i precedenti impiegati avrebbero la precedenza. E, dopo l'emergenza, annuncia misure strutturali nel 2012.
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