Il Tirreno

Pisa

Soldi all'università, cambia tutto

Gianluca Campanella
A sinistra, il Rettorato Sotto, il professor Bonaccorsi A destra, la Sapienza
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A sinistra, il Rettorato Sotto, il professor Bonaccorsi A destra, la Sapienza

Docenti sotto esame, criteri di merito per assegnare i fondi

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 PISA. Se si considera che l'ateneo pisano nelle classifiche internazionali si "piazza" sempre bene, viene da chiedersi: in futuro prenderà più soldi dal ministero?  La risposta non è immediata; ma la domanda in questi giorni è d'attualità, poiché la Corte dei Conti ha appena registrato il decreto ministeriale che introduce il criterio di merito per la ripartizione dei fondi alle università: con una sintesi un po' brutale, è la fine dei contributi "a pioggia". Andrea Bonaccorsi, professore pisano e vice coordinatore nazionale dell'Anvur, l'Agenzia di valutazione, usa un'espressione più elegante: «Per la prima volta la qualità della ricerca ha un impatto sui finanziamenti».  Allora vediamo cosa cambia, da quando e com'era prima. Gli atenei italiani ora ricevono una quota annuale dal ministero detta ffo, fondo di finanziamento ordinario: una parte è fissa; l'altra si basa su un calcolo di "riequilibrio quantitativo" per mettere tutte le università in condizioni di pari opportunità.  Dal 2013 il ffo dovrebbe passare a programmazione pluriennale (tre o cinque bilanci) e, soprattutto, sarà proporzionale al punteggio di una graduatoria compilata dall'Anvur su quattro aspetti diversi: valutazione per aree (tutto il sapere è diviso in 14 branche diverse), per strutture (le 95 università statali e no, autorizzate a rilasciare titoli accademici), per dipartimenti (sia attuali che nuovi, dovuti alla riforma Gelmini) e, infine, per attività di trasferimento tecnologico (quali brevetti, spin-off e simili).  Tutto il personale didattico di ogni ateneo contribuisce a fare punteggio: è un'altra novità assoluta. Bonaccorsi evidenzia che «per la prima volta nella valutazione saranno coinvolti tutti: i soggetti monitorati comprenderanno 57mila fra professori ordinari e associati; ricercatori universitari, a tempo indeterminato e determinato; assistenti universitari».  Ciascuno presenterà un numero definito di "prodotti" della ricerca scelti fra i propri: articoli; libri e loro capitoli, inclusi atti di congressi, nonché edizioni critiche; traduzioni e commenti scientifici. Si tratta di 216mila "prodotti" pubblicati tra il 2004 e il 2010 che riceveranno un doppio voto: prestigio della rivista di pubblicazione e numero di citazioni; inoltre, giudizio anonimo rilasciato da due esperti, tra i 450 studiosi reclutati.  Tutto questo lavoro sarà utile per la ripartizione del ffo, ma non solo. Bonaccorsi aggiunge un'altra finalità: la graduatoria dell'Anvur è "ragionata", non esclusivamente numerica. Pertanto «metteremo a disposizione delle università uno strumento fondamentale per le loro politiche di programmazione, perché in grado di identificare i settori di punta e le aree di debolezza all'interno di ogni singolo ateneo».

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