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La società operava nella logistica in un capannone di Ospedaletto
Delivery, caccia ai titolari
Gianluca Campanella
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Il capannone dove operava la cooperativa Delivery Procura e Dpl indagano sulla cooperativa scomparsa
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PISA. Mentre continua la ricerca della Delivery, la ditta "sparita", gli altri attori coinvolti (Giordano Vini e Chil Post) contribuiscono a ricostruire una parte della vicenda, definendo marginale il ruolo della cooperativa. "Il Tirreno", martedì, ha raccontanto della Delivery di Ospedaletto, filiale locale della cooperativa di servizi di Alessandria, che sul lato costiero della Toscana curava la distribuzione per Giordano, azienda leader italiana nella vendita di vino per corrispondenza. Da inizio anno il magazzino è chiuso e i titolari sono irreperibili: gli operai, circa quindici, ora sono senza lavoro e senza ammortizzatori sociali, dopo aver prestato servizio in nero. Ci sono tre inchieste: una penale e due della Dpl, Direzione provinciale del lavoro, di cui l'ultima aperta da poco. Ieri Giordano Vini ha fatto sapere che Delivery non era suo fornitore diretto e che la sparizione della ditta non ha causato danni: infatti, la collaborazione tra le due società era marginale; inoltre, Giordano ha avuto alternative per la distribuzione e le ha utilizzate. Naturale chiedere se questa evoluzione è nata come conseguenza del comportamento di Delivery o in modo indipendente. Ma per ottenere una risposta su questo tema, bisognerebbe parlare con il direttore della logistica di Giordano: e ieri non è stato possibile. Allora abbiamo girato la questione a Chil Post, l'intermediario tra la produttrice e la distributrice. Al direttore Antonello Gabelli poniamo due domande. La prima: dal 1º aprile 2010 le bolle dei vini che Giordano forniva a Delivery recano la vostra ragione sociale; chi ha suggerito le «alternative» alla cooperativa di servizi? Gabelli lascia intendere un percorso condiviso: «Abbiamo assolutamente appoggiato le scelte di Giordano sul territorio». L'altro interrogativo: Delivery è stata sostituita perché erano note le cattive condotte che hanno portato alle tre indagini nei suoi confronti o per altri motivi? E qui Gabelli oppone un «No comment». Alle inchieste in corso sulla vicenda nel suo complesso, si aggiungono le cause di parte: martedì abbiamo dato conto dei nove ex dipendenti Delivery che si sono rivolti a un avvocato del lavoro per chiedere i risarcimenti cui ritengono di aver diritto. Ce ne sono altre: i professionisti che sono stati chiamati dopo la prima ispezione della Dpl dell'ottobre 2010 per provare a rimettere ordine nel capannone di via di Marmiceto. Non sono state pagate le fatture presentate dai "risanatori" che ora cercano di recuperare qualcosa. L'azione dei consulenti riguardava anche il rispetto delle disposizioni igieniche, non solo di quelle sulla sicurezza sul lavoro: per esempio, l'allacciamento dell'acqua per un po' è stato disattivato; e qualche estintore non era del tutto operativo.
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