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Ai lavoratori nemmeno il sussidio
G.C.
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Il cancello della Delivery chiuso con catena e lucchetto La maggior parte era in nero e non ha alcun diritto
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PISA. A sentire gli ex addetti della Delivery di Ospedaletto, nel periodo che va da novembre 2009 a dicembre 2010 erano in quindici «sotto il tetto di lamiera che d'estate portava la temperatura a 37 gradi»: solo i due "regolari" usufruiscono dell'assegno di disoccupazione per un anno, mentre gli altri erano tutti in nero e non hanno diritto ad alcuna forma di ammortizzatore sociale. Tra questi, due giovani, uno di Roma e l'altro di Bari, sono tornati nelle loro regioni in cerca di maggior fortuna. Qualcun altro ha trovato lavoro, ma la maggior parte degli irregolari è ancora alla ricerca di un'occupazione. Il dramma del lavoro nero è proprio questo: nessuna tutela durante il rapporto irregolare e nessuna tutela neanche dopo, dal momento che si tratta di posizioni sconosciute. Allora perché i lavoratori non hanno denunciato? Perché pensavano che in qualche modo anche a loro convenisse: infatti, nessuno dei quindici che dichiarano di aver lavorato alla Delivery è in possesso della patente per muletto e della certificazione Haccp, quindi non sarebbero stati in regola per un'assunzione "pulita". Il primo documento consente di condurre il muletto, strumento indispensabile in un magazzino; l'altro attesta la conoscenza delle norme sul trattamento dei prodotti alimentari (a Ospedaletto si conservavano bottiglie di vino). Passiamo ai due "privilegiati": sembrerebbe che il primo abbia trovato un nuovo lavoro. Mentre Stefano Cipolli, che accetta di comparire con nome e cognome, si dichiara «felicemente disoccupato». È il paradosso di chi è stato «infelicemente occupato» e ha visto «una situazione così disastrosa in Italia, che penso di ritornare in Romania». Cipolli è sposato con una donna rumena ed è già vissuto per un periodo nel Paese dell'Est: «Ho fatto un tentativo di rientro in Patria e a questo punto mi basta! Qui è impossibile lavorare». Da un anno c'è stata la "sparizione" dell'azienda, cioè la sua chiusura e l'irreperibilità dei titolari. Solo allora, nove tra gli ex addetti hanno trovato la forza (e la disperazione) per rivolgersi allo studio legale di Marco Guercio, avvocato di Livorno. Questi, ovviamente, non può rivelare dettagli della causa in corso, ma assicura che «procediamo fiduciosi di arrivare al recupero» delle somme dovute.
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