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Alla Gamerra sognando di diventare parà
Daniela Salvestroni
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Sopra, un allievo salta dallaltezza di tre metri e a fianco i 52 partecipanti circondati dai parenti E c'è chi prima dell'Accademia di Modena partirà missionario
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PISA. Un salto di tre metri ha concluso ieri mattina il corso di formazione "Vivi le forze armate. Militare per tre settimane" nella caserma Gamerra del Centro addestramento paracadutismo di Pisa. A saltare sono stati i 52 partecipanti, ma anche alcuni loro familiari: padri, madri, fratelli e sorelle, tra cui due bambini, assistiti dagli istruttori del Capar. Un fuori programma che si era già ripetuto l'anno scorso. La giornata conclusiva del corso di tre settimane prevedeva infatti solo per i ragazzi la dimostrazione dei salti dal "castello con telo tondo" - da 3, 5 e 7 metri per i più capaci - collocato all'interno della palestra di paracadutismo. Al termine della mattinata si è svolta la cerimonia di consegna degli attestati e del basco dei paracadutisti, definito dal comandante Gianluigi De Matteis «la cosa più sacra», che viene in genere consegnato soltanto al termine del corso di paracadutismo. Si è concluso così il secondo corso del 2011 che vede Pisa tra le sedi italiane del programma nazionale voluto dal ministro Ignazio La Russa: il primo si era svolto nel luglio scorso, mentre il prossimo avrà inizio il 17 ottobre. Tre settimane di addestramento in caserma per i 52 partecipanti, tra cui 16 ragazze ospitate negli alloggi femminili, di 18/20 anni provenienti da tutta Italia. Cinque i toscani. «Ho fatto la domanda - spiega Tiziana Piroddi, 20 anni, di Firenze - perché per me era l'unica possibilità di entrare nell'esercito a causa della mia altezza. Infatti sono alta 1.55 e il limite è di 1.61. Sto studiando farmacia, ma spero che possa essere abbassato il limite». La vita militare affascina anche il coetaneo fiorentino Vieri Luccianti che sta facendo vari concorsi per entrare nelle forze armate. Ha invece ereditato la passione dal padre Wilma Mavuli, 24 anni, di Sassari. «Mio padre - racconta - è un ex paracadutista e sono cresciuta con le sue storie. Ho voluto così vedere se sono portata per la vita militare». Lorenzo Curzola, 18 anni, di Bolzano, ha deciso di tentare il concorso per incursori del nono reggimento, ma prima vuole trascorrere due anni come missionario. «Sono sicuro di fare la cosa giusta - dichiara - e non vedo incompatibilità tra le due scelte. Prima del concorso all'Accademia di Modena mi occuperò di volontariato all'estero per due anni come missionario per la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni». Tra i genitori presenti i pareri sul futuro dei figli nelle forze armate non sono unanimi. La mamma di Tiziano Ferraroni (18 anni, di Parma) non è favorevole, ma comprende la posizione del figlio che ha voluto partecipare al corso di formazione. «L'esperienza - dice - è sicuramente servita a mio figlio, ma non so ancora se vorrà continuare con la vita militare. Ne parleremo a casa». Entusiasta invece il padre di Martina Facino (20 anni, di Milano) che in gioventù ha fatto il corso di addestramento a Pisa per poi entrare nel battaglione di Livorno. «L'unico mio dispiacere - afferma - è avere constatato la necessità di fondi per il centro di addestramento paracadutismo».
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