Sicurezza
«Non lo perdono, mi ha abbandonato»
Candida Virgone
Altri particolari sulle lettere del dentista che ha ucciso il padre e poi si è tolto la vita
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PISA. «Madre adorata, non posso perdonargli di avermi lasciato solo fin da quando ero piccolo». Ruotano tutte intorno alla figura del padre, una figura che lui definisce quasi inesistente, le lettere che Bernardo Bandettini, 44 anni, ha scritto alla madre prima di lasciarla per sempre. Il ricercatore di odontoiatria che martedì sera ha ucciso il papà (ex docente universitario appartenente ad una notissima famiglia di dentisti pisani, il professor Maurizio, 74 anni), in cinque fogli di diversa grandezza e con date diverse, che vanno da fine agosto a poche ore prima della morte, ha sintetizzato più di trent'anni di vita parlando di un rancore covato dentro a lungo, mai apparso davvero nella sua interezza a chi lo conosceva o forse tropo sottovalutato, cresciuto nel tempo ed esploso in un delirio omicida e suicida. Nessun riferimento ai legami del padre che pure nel tempo devono avergli causato sofferenza, tutti i testi sono rivolti invece al loro rapporto o non rapporto, al nonno materno («era lui la vera figura paterna»), alle sue sofferenze per un amore che forse voleva totalmente per sè, e alla venerazione per la madre, idolatrata quasi come una madonna, una venerazione che appare continuamente nelle scelte lessicali: «mamma adorata», la chiama spesso Bernardo, senza tralasciare di darle indicazioni pratiche su come portare avanti il suo patrimonio. Nei fatti, chi ha conosciuto padre e figlio, gli amici, i familiari, testimoniano sì di possibili incomprensioni, ma come accade in tutte le famiglie, in un rapporto comunque stretto, quasi quotidiano, che partiva dal rito della colazione mattutina, consumata in una bar di via del Cottolengo, fino agli interessi professionali e più vari. Maurizio se n'era andato tanti anni prima, è vero, ma aveva sempre cercato di coinvogere il figlio nelle sue iniziative e aveva intestato da anni a lui la quasi totalità dei suoi beni. La parte del leone in questa vicenda può averla fatta la terribile malattia con cui Bernardo combatteva da anni e che l'aveva ridotto l'ombra di quel che era, unita ad uno stato di profonda depressione, dettato anche dall'assenza di prospettive che la conoscenza professionale del male può aver indotto. Non è un caso che il rancore covato negli anni esplode proprio in concomitanza con il viaggio del padre in Romania insieme alla compagna rumena. Maurizio parte a fine agosto e rientra martedì, la sera della tragedia. Il delirio epistolare del figlio si articola, coincidenza strana, nello stesso percorso temporale ed esplode al suo rientro in Italia. «Devo partire papà, vieni che devo parlarti. Quando ci vediamo ti dico dove devo andare»: glielo aveva detto chiedendogli un appuntamento in fretta. La meta di fatto era la stessa che aveva scelto per sé. Intanto davanti al pm che ha diretto l'inchiesta e le indagini eseguite dai carabinieri sono sfilati sia i parenti, la compagna, il fratello, che i testimoni del ritrovamento. Quando la compagna rumena di Maurizio - che ultimanente abitava con lei nel palazzo che la famiglia ha in Corso Italia, di fronte al bar La Borsa - è scesa nel garage sotterraneo dove Maurizio aveva il posto-auto, quello del complesso di Corte San Domenico, insieme a lei sono arrivati due condomini dei palazzi vicini per parcheggiare le loro macchine. La donna ha visto i due corpi immobili in auto e terrorizzata ha chiesto aiuto. Un signore si è avvicinato ed ha aperto la portiera scoprendo la tragedia. Poi ha preso il telefonino ed ha chiamato i carabinieri. Il resto è stato un susseguirsi di arrivi, 118, vigili del fuoco, Misericordia. Il riconoscimento delle salme è toccato alla compagna e al fratello Massimo. La disgrazia in pochi minuti è stata inquadrata nell'omicidio-suicidio, coem testimoniava la Colt 45 che Bernardo stringeva ancora nella mano destra. La salma di Bernardo è stata consegnata ai familiari nel primo pomeriggio di ieri e questa mattina presto verrà trasferita a Chianni, nella villa della madre. A partire dalle 9 qui si terrà una veglia funebre e dopo una messa nella chiesa del paese. La salma del padre è stata invece consegnata ai familiari ieri sera e i funerali non ono ancora stati fissati. Se la vita li aveva in qualche modo separati, come ha sottolineato più volte Bernardo nelle sue lettere, non potrà unirli la morte. Cerimonie distinte dunque. Da una parte la mamma, che vuole piangere questo figlio con i suoi affetti, dall'altra la famiglia del padre, con un altro funerale, da un 'altra parte. Una scelta li unisce: tutti e due hanno chiesto di essere cremati. ALTRO SERVIZIO A PAGINA 13
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