Gadget doc sotto la Torre l'idea piace ma i turisti vogliono spendere poco
Daniele Benvenuti
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Una bancarella in Piazza dei Miracoli che espone la sua merce 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Riqualificare i prodotti in vendita sulle bancarelle di Piazza dei Miracoli, ma senza perdere di vista il mercato cui sono rivolti: un turismo, cioè, che ha poco tempo a disposizione e soprattutto pochi soldi da spendere. Queste in sintesi le reazioni al dibattito, inaugurato alcune settimane fa dal nostro giornale, e riproposto su Facebook (sulla bacheca del sindaco Marco Filippeschi) da Andrea Maggini, che è tra l'altro uno degli organizzatori della Strapazzata e di Pisamarathon. L'idea di Maggini, alla luce dell'episodio delle mutande con la Torre come simbolo fallico, è semplice: vendere in Piazza dei Miracoli solo prodotti a chilometri zero, ovvero realizzati nel nostro territorio (ad esempio, Torri di alabastro). E in ogni caso licenze per gli ambulanti ben definite, con prodotti da vendere solo dopo la valutazione di un'apposita commissione. «Idea suggestiva e sicuramente in sintonia con la volontà di riqualificare l'offerta commerciale sotto la Torre - commenta il sindaco Marco Filippeschi -. Siamo tutti d'accordo che bisogna mettere mano ad un progetto di rilancio delle bancarelle del Duomo. Ma è altrettanto vero che la strada proposta non è facile da percorrere. Non dimentichiamo - conclude il sindaco - che le bancarelle hanno una clientela che vuole spendere poco e cerca quindi oggetti ricordo di basso valore. I quali ovviamente, e lì dobbiamo intervenire, che non offendano il buon gusto». Concorda con il sindaco Mauro Del Corso, presidente dell'associazione Amici dei musei: «L'idea lanciata su Facebook è interessante, ma difficile da perseguire. È altrettanto vero che Piazza dei Miracoli dovrebbe dare un'immagine diversa, anche a livello commerciale. Magari iniziando con la vendita di prodotti che non si possano trovare in altri mercati. Che senso ha - si chiede Del Corso - acquistare sotto la Torre la maglia di una squadra di calcio? Potremmo intanto iniziare puntando sulle tipicità». Anche per Confesercenti e Confcommercio è difficile agire su una tipologia commerciale che alla fine è quella richiesta dai turisti. «I quali hanno pochi euro in tasca - ribadisce il vicedirettore di Confesercenti, Giulio Garzella - e cercano il primo oggettino che possa ricordare la città. Le cose di cattivo gusto vanno tolte, ma è evidente che le altre sono quelle richieste. Senza considerare la difficoltà normativa per imporre alcuni tipi di merceologie». «Il commerciante fa il suo mestiere e sa cosa il cliente vuole - conclude Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio -. Al resto ci pensa il mercato. Credo che ci debbano essere regole solo contro il cattivo gusto».
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