CRUDELTÀ SUGLI ANIMALI
Preso a bastonate un gatto, il veterinario lo salva
Pierluigi Ara
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CALCI. Preso a bastonate un gatto. Le percosse lo hanno tramortito al punto di non potersi tenere più bene sulle zampe. In evidente stato di choc e dolorante è riuscito comunque a trascinarsi fino al suo padrone. Evidenti gli ematomi diffusi sul corpo. È stato chiamato d'urgenza il veterinario, il quale ha praticato le prime terapie. Adesso il micio sta meglio e probabilmente si salverà. Al centro del triste episodio Fifi, un esemplare femmina di cinque anni, manto grigio tigrato, affettuosissimo. Chi lo ha riempito di botte, se scoperto, rischia una condanna perché la legge oggi punisce l'autore di maltrattamento agli animali. Fifi è uno dei gatti di Francesco Paffetti, stimato ex macchinista delle ferrovie, oggi in pensione. Insieme alla moglie e al figlio, Francesco, si prende cura di una piccola colonia felina che si è costituita spontaneamente in via Ruschi dove i Paffetti abitano, non lontano dalla piazza Cairoli. Paffetti provvede alle bestiole che piano piano ha tirato su, ma cura anche altri gatti abbandonati bisognosi di cibo e di attenzioni. Un esempio concreto di amore per gli amici a quattro zampe che merita apprezzamento. C'è chi non ha gli stessi buoni sentimenti e si comporta decisamente male. «L'altro giorno - racconta Francesco - Fifi si è presentata sofferente, incapace di reggersi sulle zampe posteriori. Ho capito che l'avevano riempita di botte. Ho telefonato subito al dottor Petroni, il veterinario con ambulatorio alla Cagnola. Nonostante fuori orario, il professionista si è precipitato a casa. Si è reso conto della gravità del caso confermando che la gatta aveva subito in particolare un forte colpo alla colonna vertebrale. Ora reagisce positivamente ai medicinali che sciolgo nel cibo, specie nei bocconcini a base di carne. Non è la prima volta - fa sapere Francesco Paffetti - che mi trovo a combattere contro la malvagità di individui di pochi scrupoli. Due anni fa un altro mio gatto subì sevizie, addirittura un tentativo di impiccagione. Riuscì a scamparla, chissà come. Attorno al collo gli avevano messo un cappio stretto che fortunatamente non lo aveva soffocato, fuggì al suo aguzzino riportando però conseguenze psicofisiche dalle quali non si è ripreso completamente». Una barbaria che si commenta da sola.
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