Il Tirreno

Pisa

Sì al merito, nepotismo fuori dalla porta

Giovanni Parlato
Un momento della presentazione del codice etico
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Un momento della presentazione del codice etico

L'università vara il codice etico, sanzioni ai docenti che violano la deontologia

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 PISA. L'università vara il suo codice etico. Il merito deve stare al primo posto. I più bravi devono andare avanti. Di conseguenza, nepotismo e favori vari sono banditi pena sanzioni. Il "figlio di..." deve partire senza nessun vantaggio. Devono governare i principi di lealtà e rispetto reciproco. Il codice non dimentica anche eventuali plagi (chi copia chi...) così come abusi e fastidi sessuali. Chi viene sorpreso con le mani nella marmellata può finire sul sito web dell'ateneo.  Il rettore Massimo Augello ricorda che «il codice etico è stato un cavallo di battaglia della mia campagna elettorale prima ancora che la legge Gelmini lo rendesse obbligatorio» e il professore Alessandro Pizzorusso, coordinatore della commissione che ha redatto il contenuto, rileva nelle sue battute iniziali che «il codice non contiene norme giuridiche, ma esprime principi morali».  La nascita di questa via etica da seguire, già entrata in vigore, segna una svolta poiché rappresenta il primo codice etico nella storia dell'ateneo pisano. E come tale meritava attenzione da parte del vertice istituzionale. A rappresentare la nuova carta (così come l'approvazione del nuovo statuto di cui parliamo in questa stessa pagina, ndr) oltre al rettore Augello e al professore Pizzorusso, nella sala dei Mappamondi erano presenti il prorettore vicario, Nicoletta De Francesco, il prorettore per gli Affari giuridici, Francesco Dal Canto, il direttore amministrativo, Riccardo Grasso, e il vice direttore amministrativo, Elena Perini.  Il rettore ha spiegato il percorso di nascita del codice etico cui ha lavorato una commissione qualificata presieduta dal giurista Pizzorusso. «Il testo ha avuto diversi passaggi in senato accademico che poi ha approvato il testo definitivo», ha spiegato Augello il quale ha voluto specificare che «ai valori del codice si è sempre ispirata la nostra università ed ora, quei valori, sono stati formalizzati».  Il testo prevede la costituzione di una commissione etica, composta da un presidente e sei componenti in rappresentanza delle varie categorie (un ordinario, un associato, un ricercatore, un membro del personale tecnico-amministrativo, uno studente, un dottorando o specializzando).  Questa commissione, che sarà eletta a settembre dal senato accademico, riceverà segnalazioni e potrà svolgere "l'istruttoria" per accertare eventuali violazioni. Di conseguenza, avrà la possibilità, in accordo con il senato accademico, di deliberare sanzioni per chi si rende responsabile delle violazioni al codice.  Ed ecco uno dei punti più delicati: le sanzioni. «È chiaro che dipende dal tipo di violazione - spiega Pizzorusso -. Si può intervenire tramite una lettera con parole di deplorazione fino alla segnalazione alle autortà competenti se la violazione del codice comporta un reato di natura penale. È vero che il codice non è un testo giuridico, ma può influenzare le stesse norme giuridiche». Per esempio, se un professore dovesse molestare una studentessa questo è un comportamento che è contrario al codice etico, ma in particolare riguarda il codice penale. Mentre un professore che svolge un'attività privata che possa essere contraria alle finalità dell'ateneo, potrebbe ricevere un richiamo riservato.  La commissione informerà direttamente le persone interessate e i risultati "dell'inchiesta" saranno pubblicati sul sito web. Nel caso di un richiamo riservato, non sarà pubblicato il nome e ogni altro elemento che possa ricondurre alla persona.  

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