Presto sarà pronta larea cimiteriale dove sarà possibile disperdere le ceneri
Sempre più pisani si fanno cremare
Candida Virgone
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Ecco come sarà larea riservata alla dispersione delle ceneri Nel 2010 sono stati 349 (+17%), quest'anno sono già oltre duecento
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PISA. Aumenta il numero dei pisani che scelgono la cremazione anzinché la normale sepoltura. I dati parlano chiaro: sono stati 226 nel 2007, 243 nel 2008, 265 nel 2009, 349 nel 2010, e già 200 nei primi cinque mesi del 2011. Nel 2010 dunque le cremazioni sono state quasi 350 su duemila decessi, tenendo conto che, essendo Pisa ospedale di richiamo nazionale e con una vasta utenza proveniente da tutta la penisola, non tutte le scomparse sono riferite al territorio pisano. Per scegliere questo rito, che deve essere autorizzato dal Comune, ci si può iscrivere ad una società di cremazione o lasciare precise volontà, anche verbali, ad un familiare o ad un depositario, anche se i parenti spesso esercitano resistenza ad una scelta che fino agli Anni Sessanta (dopo una disposizione del Sant'Uffizio del 1886) era ostacolata dalla chiesa. Fu Papa Giovanni, illuminato su questo come su tanti altri tanti argomenti, a iniziare un cammino che si concluse con una bolla di Paolo VI: a chi osteggiava l'alternativa ritenendola lontana dal cristianesimo, il «papa buono» rispose che, il giorno di Giudizio, per Dio, non sarebbe stato difficile «mettere insieme un po' di cenere». «Gli iscritti a Pisa - spiega Sergio Castelli, segretario della Socrem pisana e presidente del Consorzio Toscana - sono ad oggi 1943 su 87mila abitanti, insomma il 2% della popolazione, anche se l'utenza non è solo locale, visto che in territori vicini, ad esempio la Versilia, non ci sono Socrem ma servizi abbinati a società di volontariato, e quindi molta gente, da lì, viene a iscriversi qui. In Toscana si contano 30mila iscritti su quasi 4 milioni di abitanti; sul territorio nazionale a scegliere questo rito è il 10.5% della popolazione, con un incremento di 1.5% negli ultimi tre anni. Più del 10% su una media di 600mila decessi all'anno». Ma quanto costa farsi cremare? Facendo i dovuti scongiuri, non tantissimo, anche se si tratta di un costo aggiunto alle normali spese per il funerale e visto che c'è anche chi sceglie le casse più costose, pur sapendo che alla fine il destino finale dell'oggetto è la cremazione. Ci sono un bel po' di tasse comunali previste dagli ordinamenti in vigore a livello nazionale: 103 euro per l'affidamento delle ceneri, 483 se non si è residenti nel Comune, 203 se invece si è residenti, altri 203 per ottenere l'autorizzazione all'eventuale dispersione, in aria o in mare, 87.50 circa, di media per l'urna, anche se ce ne sono di più e meno costose. Per chi sceglie l'acqua o il mare - pratica oggi adottata a Pisa, visto che per il momento qui non è concessa la dispersione in aria, che comunque va fatta a duecento metri dai luoghi abitati o in un apposito punto deputato nel cimitero - ci sono le urne in sale compresso che si sciolgono in acqua e costano pochissimo. A chiedere la dispersione è il 30%, mentre un altro 30% porta via l'urna; a scegliere le apposite cellette è il restante 40%. La curiosità è che ci sono 4 defunti, che avevano optato assolutamente per la dispersione in natura, che attendono dentro le loro urne, nella portineria del cimitero, che arrivi il placet a questa pratica o che sia pronta finalmente l'area apposita in via Pietrasantina, il cui progetto sarà presentato oggi all'assessore Serfogli. L'altra curiosità è che, da quando il crematorio è chiuso, i pisani devono andare a Livorno, pagando quindi come non residenti, più del doppio, oltre al trasporto. È interessante poi scoprire la tipologia di persone che scelgono questo rito. «Storicamente gli avvocati - spiega Roberta Sabatini, addetta alla segreteria della Socrem - tanto che il primo presidente fu proprio un legale, Apollonio, ex garibaldino, poi una buona parte di medici e anche tanti, tanti addetti cimiteriali». La chiave di lettura di questa composizione? Tutta gente che conosce le procedure lunghe nel tempo (inumazioni, ossari e così via) legate alle normali sepolture ed opta per qualcosa di più pratico per tutti. «Ma fra i nostri iscritti - aggiunge Castelli - c'è anche un ministro del culto, nonostante l'avversione di alcuni, fortunatamente pochi, sacerdoti. Ci fu il caso di quello dell'Amiata che durante il funerale relegò l'urna col defunto sul sagrato: non lo voleva in chiesa perché i parenti per sbaglio lo avevano fatto cremare prima della cerimonia, mentre invece si fa il contrario». Un altro dato interessante riguarda l'età. «I giovani non ci pensano, sono solo l'1%»: spiega Castelli. Viene spontaneo dire che è giusto e che è difficile dar loro torto. Il 40% degli iscritti è fra i 65 e gli 80 anni, il resto è under 65. «Una scelta di moda? - replica il segretario - Assolutamente no, piuttosto è una scelta consapevole, dettata dai tempi: si pensi che, esclusi gli ossari, dove non si sa quanta gente c'è, in via Pietrasantina è sepolto cira un milione e mezzo di persone». È pronto intanto l'atteso progetto del tempio per la dispersione in natura, dunque nell'ambiente, che sorgerà in un angolo individuato nel cimitero e che si trova sulla diagonale che parte dal Battistero e passa attraverso il Camposanto e il tumulo etrusco per arrivare in via Pietrasantina, simboleggiando un cammino ideale dalla vita alla morte.
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