Il Tirreno

Pisa

Granduca sfrattato, si chiede giustizia

Sopra, una immagine dell’ormai ex lungarno Cosimo I; a sinistra gli Arsenali Medicei
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Sopra, una immagine dell’ormai ex lungarno Cosimo I; a sinistra gli Arsenali Medicei

La proposta: intitolare a Cosimo I il largo degli Arsenali

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 PISA. «Dobbiamo restituire a Cosimo I quello che è di Cosimo I». Si accende una "battaglia toponomastica" in consiglio comunale. Il problema? Al granduca era intitolato il lungarno che dalla cittadella conduce al ponte sull'Aurelia. A maggio però la giunta ha deciso di mandare in pensione Cosimo, sostituendolo con Giacomo Leopardi, certo non uno qualsiasi.  Questo però non è andato giù a diversi consiglieri. I quali, bilancia alla mano sull'impatto nella storia cittadina dell'uno e dell'altro personaggio, hanno stabilito che Cosimo I non meritava un trattamente del genere. Una sollevazione peraltro non monocromatica, politicamente parlando. Va infatti da sinistra a destra, con sosta anche al centro.  In calce all'interpellanza, nell'ordine seguente, si leggono le firme di Francesco Capecchi e Filippo Bedini del Pdl; Giuliano Bani del Psi; Sandro Modafferi di Sel;, Alessandro Gorreri della lista civica; Luca Titoni dell'Udc; e Giovanni Garzella, altro esponente del Pdl.  I consiglieri vogliono sapere dall'amministrazione «se non si intenda ridare dignità all'"epurato" intitolando come Largo Cosimo I il terreno dove nacque il primo orto botanico del mondo, nella zona della Cittadella, adiacente agli Arsenali Medicei». In pratica, c'è già anche la soluzione alternativa e motivata.  Il cambio di intitolazione del lungarno era stato ratificato dalla giunta il 23 maggio scorso, accogliendo una richiesta del Centro nazionale di studi leopardiani e dell'associazione degli Amici dei Musei. «Dopo che Leopardi ha dato tanto alla città, immortalandone la bellezza nei suoi versi, è ora che Pisa ricambi», aveva spiegato il vicesindaco Paolo Ghezzi.  A sostegno anche l'ex sindaco e docente universiario Piero Floriani. «Fu Pisa - disse - a ispirare il poeta, facendolo uscire da un momento negativo. Lo testimoniano due delle sue più importanti composizioni, "A Silvia" e "Risorgimento", che hanno iniziato la stagione dei canti pisano-recanatesi».  Su questo i firmatari dell'interpellanza non hanno da ridire. Ma si fa notare che Leopardi, «senza volerne intaccare la grandezza poetica, fu a Pisa solo dal 9 novembre 1827 al 7 giugno 1828».  Non è solo questo però. I consiglieri soprattutto rimarcano che in città esiste già via Leopardi. Tra l'altro, aggiungono, «i versi di "A Silvia" risuonarono, per la prima volta, in casa Comandoli, dove il poeta si era accasato in una pensione gestita da Giuseppe Soderini, in un appartamento che faceva angolo con via dei Preti, oggi, appunto, via Leopardi».  «Grazie Giacomo, ma qui finisce il tuo rapporto con Pisa», è l'abbrivio della stoccata pro-Cosimo. Consistente in un lungo e numerato elenco di azioni per le quali il granduca non può essere messo da parte.  Qualche esempio? Nel 1543 riordinò e sviluppò l'Università. L'anno seguente creò a Pisa un orto accademico per gli studenti di medicina, il Giardino dei Semplici, primo orto botanico del mondo. Nel 1547 istituì l'Ufficio dei Fiumi e Fossi. Chiamò a lavorare a Pisa artisti del calibro di Donatello e del Vasari. Fece rinascere l'attività marinara con la fondazione, nel 1562, dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano.  Dunque, niente contro il poeta di Recanati. Ma cancellare Cosimo, proprio no. F.L.

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