Comitato scientifico al lavoro per salvare il murale di Haring
Carlo Venturini
◗
Il murale Tuttomondo e, a sinistra, Salvatore Settis 3 MINUTI DI LETTURA
PISA.Cinque super esperti saranno gli angeli custodi del murale Tuttomondo dell'artista Keith Haring. E già a fine agosto, in Piazza Sant'Antonio dove c'è il dipinto, saranno alzate le impalcature per consentire il monitoraggio e poi la pulizia fino al restauro dei colori se sarà ritenuto necessario. Il Comune ha già un tesoretto di 80mila euro messi a disposizione dall'Università, dalla Regione e dalla fondazione The friend of Heritage. «A Pisa abbiamo due icone - ha detto il sindaco Marco Filippeschi durante la conferenza stampa sulle decisioni prese per il murale - una è la Torre e l'altra è il murale che il simbolo di una Pisa giovane ed aperta al mondo». Del comitato scientifico fanno parte Salvatore Settis ex direttore della Scuola Normale, le professoresse dell'ateneo pisano Antonella Gioli e Perla Colombini, Alba Macripò della soprintendenza, l'architetto Mario Pasqualetti e la dirigente del Comune Daniela Burchielli, memoria storica dell'operazione Haring nel 1989. Perla Colombini ha ricordato che «l'opera di Haring presenta un aspetto estetico alterato rispetto all'intento dell'artista e rispetto all'atto creativo, frutto ovviamente dell'esposizione agli agenti atmosferici. Da queste considerazioni risulta necessaria un'analisi per valutare l'interazione dei materiali dell'opera con l'ambiente circostante per definire un opportuno intervento di pulitura». «Dobbiamo ringraziare - ha aggiunto l'assessore Silvia Panichi - la Regione, l'Università di Pisa e le fondazioni Haring e The friends of heritage preservation per il loro contributo». Panichi ricorda anche che il comitato tecnico scientifico opererà a titolo gratuito. «Procederemo ad una diagnostica scientifica - ha precisato Antonella Gioli - e come fa un medico con il proprio paziente decideremo se e quali interventi adottare». Daniela Burchielli ha ricordato che il murale di Haring fu un'opera donata alla collettivtà dal grande artista. «Haring - ha raccontato - ha detto e scritto che il suo murale doveva essere adottato dall'intera città e nonostante lui non desse mai un titolo alle sue opere, per Pisa fece una eccezione dandogli un nome per testimoniare quasi l'unicità indiscutibile dell'opera». In realtà, l'opera fece discutere quando nel 1989 fu eseguita da Haring. «Ci stanno anche le critiche - ha spiegato Burchielli - ma Haring operò con grandissimo rispetto verso la collettività pisana». Non va dimenticato poi che il murale è stato eseguito sulla parete esterna e posteriore di una chiesa, quella di Sant'Antonio ed anche qui, Haring mise tutti d'accordo perché la sua opera era ed è un inno alla vita. «Il prossimo passo - il primo cittadino - sarà quello di poter usare anche per finalità turistiche e di immagine, il murale e di questo stiamo avendo continui contatti con la fondazione di New York tant'è che abbiamo ricevuto il desiderio da parte della loro presidente di venire a Pisa a ottobre e ciò non può farci che piacere».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
