Il Tirreno

Pisa

I vigili fermano i pasti alla stazione per poveri e barboni

Candida Virgone
Il carrello è vuoto, ma Rita ha avuto in dono un panino per Selm
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Il carrello è vuoto, ma Rita ha avuto in dono un panino per Selm

Sequestrate pentole e cibo a "mamma Rita" che fa l'elemosina per improvvisare la mensa

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 PISA. Non vogliono fare a meno di mamma Rita. Lei da anni porta loro da mangiare, sotto la canicola estiva o il gelo invernale, sotto la pioggia battente o con il vento che le sferza il viso. Ma, si sa, la povertà disturba gli occhi e così uffici, locali e residenti in zona stazione si sono rivolti ai vigili urbani per far cessare lo spettacolo di una donna di mezza età che, con un saio francescano e un carrello preso in prestito dalla Coop, ogni giorno, a pranzo, va a dar da mangiare a una piccola ressa di diseredati, scarti dell'umanità, gente ferita da una vita difficile, che a mezzogiorno spaccato l'aspetta in gloria nell'angolo destro (per chi arriva) di piazza stazione. Lei tira fuori pentoloni e mestolo e riempie i piatti di pastasciutta. Non è decoroso: è stato detto. Forse è vero. Ma è decoroso che ogni stazione del mondo, forse perché è l'unica alternativa all'avere per tetto un cielo stellato, sia ricettacolo quotidiano dell'umanità più varia e disparata? E Rita Mantovanelli, 60 anni, assistita dai servizi sociali dopo una vita ricca di ostacoli (ha avuto anche un alloggio comunale in via di Goletta) che da sola, discutibilmente o meno, si è consacrata a San Francesco e a madre Teresa di Calcutta, si è tagliata i capelli e ha indossato un saio, che reato compie a dar da mangiare alla piccola folla di poveracci che le si raduna ogni giorno intorno?  Mercoledì scorso i vigili urbani le hanno sequestrato pentole, thermos con caffè e bottiglie d'acqua di fonte, che lei aveva portato a quelli che chiama i suoi figli. Erano tutti arrabbiatissimi, qualcuno piangeva, qualcuno borbottava, qualcuno si stringeva alla sua mamma elettiva, che ama definirsi suora francescana, venuta a protestare in redazione. I vigili hanno chiamato in causa la scarsa igiene di questi pasti fatti in casa e serviti in strada su stoviglie lavate all'acquaio, e in alternativa hanno offerto dei panini. «Ma sono quello che ci offre tutti i giorni la mensa - hanno detto i fans di Rita - visto che d'estate il servizio caldo non c'è». Loro preferiscono un piatto caldo e forse anche l'amore gratuito e certamente appagante dei tanti dolori di una vita difficlle che questa donna profonde con grande umanità.  «Abbiamo una raffica di esposti - precisa il comandante della polizia municipale, Massimo Bortoluzzi - e comunque distribuire del cibo in piazza in questo modo non è igienico. Il gesto umano è bellissimo, ma ci sono anche delle regole che devono essere rispettate, ovunque, soprattutto in un luogo di passaggio, frequentato ogni giorno da centinaia di persone».  «Capiamo il persorso di Rita - aggiunge l'assessore comunale Maria Paola Ciccone, presidente della Società della salute - l'abbiamo seguita con i servizi sociali, ma le abbiamo anche proposto, più volte, fino allo sfinimento, di collaborare con noi come volontariato. Tutti insieme si può fare di più. La Sds spende 420mila euro l'anno per assistere chi ha bisogno. Rita da anni chiede un capannone per i suoi poveri e bisognosi, ma senza mezzi termini, solo in zona stazione. Si tratta di progetti impossibili: bisogna invece lavorare insieme».  Rita chiede aiuto, insomma l'elemosina, davanti alla Coop di San Giusto dove la gente va a fare la spesa. Ormai la conoscono tutti e l'aiutano come possono, così, lasciandole pasta, pelati, pane, frutta. Con quel che racimola, frutto della solidarietà, nel suo cucinotto prepara i pasti per la sua famiglia di strada. Aveva iniziato portando loro latte e biscotti, poi si è organizzata. E i suoi parenti di strada l'aspettano a bocca aperta. Ogni giorno.  

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