Normalista arrestato, raccolta di firme per liberarlo
Intanto non c'è stata la direttissima: l'accusa passa da resistenza a lesioni aggravate
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PISA. I giovani del collettivo studentesco Tijuana project, che stamani hanno organizzato un presidio davanti al Tribunale, hanno lanciato una raccolta di firme in città per la liberazione del normalista arrestato nella notte tra sabato e domenica dopo un parapiglia con i carabinieri. Nel documento gli studenti denunciano «percosse, pugni e manette» solo perchè «Dario aveva chiesto ai militari il motivo della richiesta di documenti, inoltre inaspettatamente stamani i suoi capi d'accusa sono stati aggravati protraendo dunque la sua permanenza in carcere senza processo».
Non c'è stata infatti la direttissima questa mattina per il giovane normalista arrestato sabato notte. Cambio in corsa dell'accusa iniziale, che da resistenza a pubblico ufficiale passa a lesioni aggravate. Trattandosi di un reato che va davanti al tribunale collegiale e non davanti al monocratico, slitta il procedimento, mentre è in forse anche l'udienza di convalida dell'arresto, che dovrebbe tenersi davanti al giudice Pietro Murano.
«Troviamo inaccettabile - concludono i giovani - una gestione in senso militare e arbitrario del dissenso e dello spirito critico, propri di una cittadinanza attiva. Abbiamo visto la militarizzazione delle piazze per sbandierare una fantomatica sicurezza ma ci chiediamo di quale sicurezza si stia parlando, nel momento in cui un normale cittadino viene aggredito, portato via e fatto sparire in caserma per ore nel silenzio: al posto di Dario poteva esserci chiunque».
Non c'è stata infatti la direttissima questa mattina per il giovane normalista arrestato sabato notte. Cambio in corsa dell'accusa iniziale, che da resistenza a pubblico ufficiale passa a lesioni aggravate. Trattandosi di un reato che va davanti al tribunale collegiale e non davanti al monocratico, slitta il procedimento, mentre è in forse anche l'udienza di convalida dell'arresto, che dovrebbe tenersi davanti al giudice Pietro Murano.
«Troviamo inaccettabile - concludono i giovani - una gestione in senso militare e arbitrario del dissenso e dello spirito critico, propri di una cittadinanza attiva. Abbiamo visto la militarizzazione delle piazze per sbandierare una fantomatica sicurezza ma ci chiediamo di quale sicurezza si stia parlando, nel momento in cui un normale cittadino viene aggredito, portato via e fatto sparire in caserma per ore nel silenzio: al posto di Dario poteva esserci chiunque».
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