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«Gli stranieri? Ci portano via i posti di lavoro»
Francesco Loi
Numerosi i pregiudizi che minano la strada dell'integrazione, ma si possono battere
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PISA. Si va da un «ci portano via il lavoro» a un «fanno lavori che gli italiani rifiutano»; da un «costano troppo» a un «contribuiscono a pagare le nostre pensioni». La convivenza, o meglio l'integrazione, tra pisani e stranieri si conferma un ambito molto variegato. Ha provato a capirne qualcosa di più anche l'Università attraverso il Dipartimento di statistica e matematica applicata all'economia. Insieme all'osservatorio sociale della Provincia ha effettuato un'apposita ricerca, presentata al convegno "Verso una città migliore", su sicurezza urbana, immigrazione e coesione sociale. Diversi gli spunti interessanti. Anche perchè i lavori al centro Maccarrone (c'era anche l'assessore regionale al welfare Salvatore Allocca) sono stati conclusi da tavoli tecnici che avevano il compito di «elaborare proposte concrete per lo sviluppo armonioso del territorio», precisa la vicepresidente dell'amministrazione provinciale Alessandra Petreri. Ma facciamo un passo per volta. L'indagine, coordinata dalla professoressa Monica Pratesi, ad un certo punto si è concentrata sulla prospettiva degli operatori locali: coinvolti oltre 500 soggetti tra associazioni di categoria, dirigenti scolastici, enti locali, forze dell'ordine, medici, organizzazioni religiose, terzo settore e altri ancora. I principali ostacoli all'integrazione sono stati individuati nella crisi economica e nella mancanza di lavoro; nel lavoro nero; e nelle differenze culturali. A fronte di questi rilievi, fonte anche di possibili tensioni sociali, gli interventi prioritari da effettuare risultano per questi soggetti il contrasto al lavoro nero, la promozione della conoscenza reciproca, maggiori investimenti nelle politiche sociali per l'integrazione. Sui luoghi comuni ed i pregiudizi rimandiamo alle tabelle di questa pagina. E' però diffusa la percezione che «facciano aumentare la criminalità», soprattutto per reati come furti, spaccio, risse. E' stata poi analizzata nel dettaglio la situazione di alcuni centri urbani. A Pisa sono state individuate le zone nelle quali la densità di immigrati risulta inversamente proporzionale al numero di laureati e, invece, direttamente proporzionale alla densità di cittadini a bassa scolarità e della popolazione anziana. Sono queste le zone a più alta probabilità di problemi tra immigrati e residenti italiani. Tra le zone evidenziate il quartiere di San Martino e poi la zona orientale di via Corridoni e quella occidentale di via Battisti, ovvero i dintorni della stazione. Anche a Pontedera, altro esempio, è evidente la presenza di concentrazioni elevate nel quartiere della stazione (chiamato "quartiere Africa", ma in realtà multietnico). E le soluzioni o, almeno, le proposte per cercare di evitare rischi di tensioni? Il primo tema era: come facilitare la compresenza di ceti e cultura nelle scuole e nei quartieri. Un primo suggerimento è relativo ad un inserimento coordinato di minori stranieri per prevenire la formazione di scuole "monoculturali". Altro possibile fronte di lavoro è invece di carattere urbanistico, inserendo nei piani strumenti specifici per contrastare la formazione di quartieri ghetto o comunque di quartieri troppo omogenei come ceto sociale. Ulteriore questione: come facilitare l'integrazione tra urbanistica, sociale, cultura e commercio. Gli interventi proposti sono sempre sui piani urbanistici, come il recupero delle aree di abbandono e la pianificazione della distribuzione degli esercizi commerciali, monitorando l'evoluzione di quelli etnici.
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