Il Tirreno

Pisa

Il soggiorno pisano di Garibaldi in un libro presentato sul battello

Daniela Salvestroni
Il soggiorno pisano di Garibaldi in un libro presentato sul battello

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Oltre cento prenotazioni per l'iniziativa "Sul battello con Garibaldi" organizzata da Navicelli spa e Felici editore per presentare il libro di Paola Pisani Paganelli e mostrare la realtà del canale dei Navicelli.  La singolare gita si è svolta a bordo di due battelli venerdì scorso. Il presidente della Navicelli spa Giovandomenico Caridi ha illustrato ai partecipanti lo sviluppo della cantieristica, ma anche gli aspetti ambientali e turistici dell'area.  Nel tragitto di due chilometri si sono alternati gli interventi del consigliere comunale Maria Chiara De Neri, del giornalista Giuseppe Meucci, dell'editore Fabrizio Felici e dell'autrice del volume "Una pallottola per Garibaldi" dedicato al soggiorno pisano dell'eroe dei due mondi.  «Venne portato a Pisa l'8 novembre 1862, dopo lo scontro in Aspromonte - spiega Meucci - per far estrarre la pallottola dalla gamba. Una volta approdato sull'Arno agli scali del carbone e alloggiato all'albergo Tre donzelle, Garibaldi fu visitato dai medici. Un chirurgo francese vide con uno strumento che la palla di piombo era nella caviglia e il 23 novembre venne eseguito l'intervento. Era prevista una lunga convalescenza in città. Invece il 20 dicembre Garibaldi deve partire precipitosamente: pare che il conto dell'albergo fosse esorbitante. L'eroe acclamato a Londra da 500 mila persone probabilmente non si aspettava neppure di ricevere il conto. Il percorso del viaggio di ritorno non fu da Boccadarno, ma dal porto di Livorno, dopo aver navigato lungo il canale a bordo di un navicello sulla barella speciale, dono delle ammiratrici inglesi».  In occasione della permanenza di Garibaldi, Pisa fu al centro di un viavai di garibaldini in attesa di notizie e di medici europei. «A quell'epoca - racconta l'autrice - per salvare gli arti in cui era penetrato un proiettile, era prevista l'amputazione. Per l'estrazione lui volle un medico patriota. Nel libro ho voluto descrivere come era la città allora, con l'Arno al centro delle attività commerciali: le famiglie pisane vivevano del fiume».  Tra le letture di Adriana Pazzini sul battello in navigazione anche il brano dedicato alla partenza precipitosa di Garibaldi: «Di mezzo si mise l'oste, Ferdinando Peverada. Un giorno visto che l'intervento era andato a buon fine si presentò in camera del malato. Fra le mani il conto. Vitto e alloggio per il ferito, vitto e alloggio per il suo seguito: figlioli, tre medici personali, ufficiali, annessi e connessi. L'occhio del cliente volò alla cifra finale, cercò la faccia abbassata dell'oste. S'incupì, Garibaldi serrò le labbra. L'oste comprese e scantonò all'uscita. Garibaldi si sfogò con Giovanni Basso. Non era quella la cifra pattuita con il gestore al momento del suo arrivo alle Tre donzelle. Comunque avrebbe onorato il debito e subito avrebbe lasciato l'albergo. Via da Pisa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web