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Permessi di soggiorno, spuntano decine di truffati
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Stranieri in fila per le pratiche di soggiorno In molti si sono rivolti anche agli sportelli degli uffici della Società della salute
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PISA. «Anche noi siano stati truffati così». Decine di stranieri si sono rivolti alla nostra redazione dopo aver letto le dichiarazioni di un clandestino che ha detto di essere stato raggirato insieme ad altri suoi connazionali, tutti nordafricani, da una coppia pisana. Gli autori del raggiro sarebbero un giovane e una giovane donna, della provincia, che chiederebbero compensi, da 200 a 500 euro a testa, per sollecitare le pratiche dei permessi di soggiorno in questura e prefettura, dove millantano conoscenze, amicizie e perfino parentele. I modi di procedere sarebbero stati diversi: fingere di accelerare una pratica rimasta ferma per qualche motivo e che poi, a prescindere dal presunto intervento dei due, sarebbe arrivata in porto comunque; far presentare a ignari stranieri kit postali completamente mancanti dei necessari requisiti, spesso senza controllo di soggiorno dello sportello unico della prefettura e, dunque, totalmente inutili (pratica che più di una volta sarebbe stata sventata, secondo il racconto di alcuni immigrati sconcertati, proprio dagli impiegati delle poste di Pisa, Cascina e Pontedera, ma anche da addetti della Società della salute); addirittura, e il sospetto tocca le storie di molti immigrati in attesa da anni e tuttora clandestini, falsi contratti di assunzioni: particolare quest'ultimo che metterebbe le vittime nella condizione di non poter neanche protestare. «Sono decine - spiega Paola Silvestri, impiegata dello sportello immigrati dell'Asl 5 nella Società della salute - le situazioni di questo genere che abbiamo riscontrato. Situazioni che in molti casi sono scaturite in vere e proprie denunce. Soprattutto per quel che riguarda i cosidetti kit postali vuoti, che costano all'immigrato una tassa di 76 euro». Una giovane donna senegalese ci racconta una storia del tutto simile a quella narrta da un nordafricano la scorsa settimana. «La mia pratica era ferma, ma, l'ho saputo dopo, solo per normali accertamenti. Mi hanno messo in contatto con questa donna, che dice di essere un avvocato, e che dà appuntamento in stara, davanti alle poste. Le ho dato 500 euro, ma, vedendo che dopo mesi tutto era fermo, sono finalmente riuscita ad avere un appuntamento e le ho richiesto i soldi indietro. Ha iniziato ad urlare, ha chiamato al telefono il fratello, mi ha minacciato, mi ha detto che mi avrebbe denunciato. Non ho fatto niente di male - ho risposto - andiamo pure dai carabinieri. Alla fine mi ha firmato una dichiarazione che mi avrebbe ridato i soldi, ma non li ho più rivisti e l'ho querelata. Sul caso indaga la polizia, mentre decine di denunce di stranieri continuano ad arrivare anche all'associazione Donne in Movimento. C.V.
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