Il Tirreno

Pisa

Avremo meno soldi ma evitando sprechi salviamo l'eccellenza

Gianfranco Borrelli
Carlo Tomassini. Sotto è con il presidente Rossi, il ministro Fazio e il sindaco all’inaugurazione di Cisanello
◗
Carlo Tomassini. Sotto è con il presidente Rossi, il ministro Fazio e il sindaco all’inaugurazione di Cisanello

8 MINUTI DI LETTURA





Circa cinquemila dipendenti, un bilancio che supera i 520 milioni di euro, gran dispiego di nuovissime tecnologie, picchi di eccellenza noti oltre confine. Ma anche decine di migliaia di pazienti che non sono numeri, dove ogni errore o ogni disagio può compromettere una vita o dare dolore e sofferenza non giustificabili.  L'azienda ospedaliera universitaria pisana è senz'altro qualcosa di fenomenale, sia per i numeri e il valore che la contraddistinguono, sia e soprattutto per la programmazione, l'efficienza e l'umanità straordinarie che sono necessarie per gestire un universo delicato come quello salute.

Ma che possono non bastare se le risorse economiche non sono compatibili con il "gigante", così come è sempre dietro l'angolo l'errore o il disservizio che mette sotto accusa l'intero sistema.  Di come far quadrare bilanci ed efficienza - anzi eccellenza - e anche del processo di trasferimento dal Santa Chiara a Cisanello dell'ospedale, parliamo con il direttore generale dell'Aoup, Carlo Rinaldo Tomassini, da marzo 2009 alla guida dell'azienda pisana per volere dell'allora assessore alla salute, oggi governatore toscano, Enrico Rossi.  Di recente ha incontrato gli stati generali dell'azienda e ha fatto capire senza mezzi termini che bisogna tagliare, anticipando la comunicazione dell'assessore alla salute Daniela Scaramuccia che ha ridotto i trasferimenti regionali.

Quali sono le cifre di cui parliamo? Come ha chiuso il bilancio 2010 l'Aoup e quale sarà quello del 2011? 

«Ho incontrato tutti i direttori e i coordinatori infermieristici. L'occasione è stata quella della presentazione della prima parte del nuovo atto aziendale per condividere ciò che siamo, ciò che ci è chiesto dal sistema sanitario, dai pazienti, tenendo conto degli sviluppi della medicina e rispettando le risorse assegnate dalla Regione. Ma non ho mai nemmeno pensato di parlare di "tagli", perché quando si parla di salute non si può e non si deve farlo. Abbiamo parlato dell'opposto: dello sviluppo, di come migliorare performance e offerta. Dobbiamo migliorare il "modo" di organizzare l'erogazione delle cure e migliorare il servizio. Spesso si annidano sprechi di risorse che, liberate, possono essere utilizzate per lo sviluppo. Ma diceva dei numeri: il valore complessivo del nostro bilancio è di oltre 520 milioni di euro.

La principale voce di ricavo è l'attività prodotta che ammonta ad oltre 312 milioni. Di questi, 248 milioni sono da prestazioni di ricovero e specialistiche per residenti in Toscana, mentre ben 64 milioni vengono da ricoveri (53 milioni) e prestazioni specialistiche e farmaci (10 milioni) per pazienti provenienti da altre Regioni. Per quanto riguarda questo aspetto la nostra azienda si conferma anche quest'anno al primo posto in Toscana per capacità attrattiva. L'altra importante voce di ricavo è data dai contributi della Regione Toscana per circa 151 milioni di euro finalizzati al finanziamento delle attività assistenziali con rilevante presenza di didattica e ricerca, all'innovazione, oltre a contributi indistinti e finalizzati. Le residuali voci di ricavo sono recuperi, rimborsi e compartecipazione alla spesa per prestazioni sanitarie, cioè i ticket».

E ne arriveranno di più di 151 nel 2011?

«Il 2010 si è chiuso con una perdita più contenuta di circa 4-5 milioni di euro rispetto al 2009 quando era stata di circa 15 milioni. Ma per il 2011 avremo le stesse risorse del 2010. Sapendo che il tasso inflattivo in sanità è molto più alto che in altri settori e cioè che avremo un'altra decina di milioni di differenza, diventa essenziale per garantire servizi e qualità liberare risorse utilizzate non a pieno».

A proposito di soldi. Le alienazioni. Quanto stima di ricavare dai beni dell'Aoup in vendita?

«Abbiamo un enorme patrimonio immobiliare. Oltre a quasi tutta l'area di Santa Chiara (alcuni edifici sono di proprietà dell'università di Pisa) l'Aoup possiede l'ex ospedale di Calambrone, la struttura dell'ex ospedale dei Trovatelli di via Santa Maria e parte della struttura di via Zamenhof, attuale sede dell'Asl 5 e dell'Aoup. Questi edifici sono oggetto di un piano di alienazione per trovare le risorse per la costruzione dell'ultima parte del nuovo ospedale a Cisanello. Esattamente come accade in una normale famiglia, per comprare una casa nuova bisogna vendere quella vecchia. Il piano ha una sua precisa scansione. Verranno inizialmente messi in vendita, già da quest'anno, la sede di via Zamenhof, quella di Calambrone e quella di Santa Maria. Quanto valgono? Per via Zamenhof si stima in circa 4-6 milioni la parte dell'Aoup e 8 quella dell'Asl; per i Trovatelli si parla di circa 11 milioni, mentre il valore catastale dell'ex ospedale a Calambrone è di 7,7.

E quanto valgono e quando si potranno alienare aree e edifici del Santa Chiara?

«La vendita del Santa Chiara è molto più complessa e articolata, per svariati motivi come ad esempio il fatto che non può essere venduto a pezzi dal momento che fino al completamento del nuovo ospedale il Santa Chiara continuerà a svolgere funzioni di ospedale. Poi la vendita deve essere collegata al piano di riqualificazione che il Comune ha varato per una delle più belle aree artistiche del mondo, per la selezione di acquirenti qualificati. Arriveremo quindi ad una gara e il valore sarà dettato dal mercato. Posso solo aggiungere che abbiamo chiesto una stima ufficiale e che alcuni anni fa si era ipotizzato di realizzare 80 milioni di euro, ma forse è possibile puntare anche a una cifra più alta. Resta importante però anche l'investimento complementare che la Regione farà sul nuovo ospedale».

Ormai sono trascorsi cinque mesi dal trasferimento del pronto soccorso. Non tutto sembra filare liscio e l'incremento di accessi ha creato effetti negativi. Due le criticità: le attese lunghe e le sistemazioni precarie in attesa di ricoveri. Ebbene, vengono imputate a personale medico e infermieristico insufficiente rispetto alla struttura e agli accessi aumentati.

«Il trasferimento del pronto soccorso è stato un successo per tutti, professionisti e cittadini. È incontestabile. Altrettanto vero è l'incremento degli accessi ma anche l'investimento in termini di tecnologie e professionisti, medici ed infermieri. Il fatto che vi siano sempre dei problemi da risolvere quotidianamente non ci meraviglia né ci spaventa, certo è che è importante sempre ricordare che proprio sui tempi di attesa e sulle sistemazioni dei pazienti in attesa del ricovero la situazione è notevolmente migliorata rispetto a quanto accadeva nella vecchia sede. Noi tutti, medici e infermieri, siamo impegnati a migliorare continuamente cercando di registrare ogni nuova criticità e di trovare le nuove soluzioni. Ed anche per il numero di personale, pur nelle restrizioni imposte dalle norme nazionali sulle assunzioni, abbiamo predisposto un piano di potenziamento in corso di attuazione con 59 infermieri e operatori (oss) in più, mentre è garantito il turn over dei medici».  Al centro di insistenti e critici interventi si contesta che vi siano stati doppi spostamenti di reparti (prima il trasferimento a Cisanello e poi il ritorno a Santa Chiara).

C'è stata una programmazione mutata in corso d'opera? Si sostiene che questo pendolo è stato provocato dalla mancanza di spazi a Cisanello dovuti a un rallentamento nella realizzazione di nuovi edifici per la ristrettezza di fondi.

«C'è stata invece, e continua ad esserci molta confusione sulla realtà delle cose. Sul paventato "pendolare" di reparti tra Santa Chiara e Cisanello e viceversa, la cosiddetta tela di Penelope, vorrei chiarire le cose una volta per tutte. E per farlo utilizzo un'analogia sportiva, rugbystica: se volessimo dare un punteggio ai trasferimenti, il risultato oggi sarebbe di 24-0. Ventiquattro sono le strutture sanitarie che abbiamo trasferito nell'ultimo anno e mezzo da Santa Chiara a Cisanello e nemmeno una - nemmeno una - da Cisanello a Santa Chiara.

Circa mille sono i professionisti che da Santa Chiara sono arrivati a Cisanello e nemmeno uno - nemmeno uno - da Cisanello a Santa Chiara. Circa 290 i posti letto trasferiti da Santa Chiara a Cisanello e nemmeno uno - nemmeno uno - da Cisanello a Santa Chiara. Quindi né il pendolo né la tela di Penelope. Ora, con ogni edificio di Cisanello occupato, ci stiamo concentrando su come rendere più funzionale il "complesso" dell'ospedale e stiamo lavorando per portare a Cisanello anche cardiologia e le due ortopedie.

Avremo anche bisogno di uno spazio che ora non abbiamo, ed è qui che opereremo l'unico spostamento da Cisanello, quello della chirurgia plastica e della mano che possono lavorare in modo ottimale a Santa Chiara. Sempre utilizzando il paragone con il rugby, a fine anno, in attesa del 2015 quando tutto l'ospedale sarà a Cisanello, si chiuderà con il risultato di 27 a 2, e con una funzionalità del complesso Santa Chiara/Cisanello decisamente migliore».  La sanità comunque è nell'occhio del ciclone. Sarà perché è il biglietto da visita del presidente della Regione Rossi e quindi criticarla ha un valore aggiunto nella polemica politica. Ma è anche vero che quando qualcosa non va, è dolore e sofferenza.

E allora il manager che gestisce materia come questa non può badare solo ai numeri e alle procedure.

«I numeri, nel nostro mondo, rappresentano il risultato delle nostre attività, che sono poi le cose che contano davvero per ognuno di noi come cittadino. Il vero problema è cosa viene fatto e come viene fatto. Ricordo solo che la medicina ha tre aspetti. Il primo è la comprensione della causa della malattia, il secondo è l'individuazione delle terapie e delle cure efficaci. Il terzo aspetto è di assicurare che queste terapie siano erogate nel modo più efficiente possibile. Mentre sui primi due aspetti le competenze e i saperi della nostra azienda sono a livelli di eccellenza, il terzo aspetto è quello che storicamente è stato meno compreso.

Quasi sempre ha a che fare con l'organizzazione dei percorsi di cura, la capacità di mettere in relazioni efficaci professionisti e strutture, concentrando contemporaneamente l'attenzione di molti professionisti sul singolo paziente. È questo aspetto il valore aggiunto di un ospedale e quindi il compito delle loro direzioni».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web