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Nuove accuse per lo sposo rom
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Il campo rom a Coltano Ha deposto nell'aula bunker la moglie-bambina
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PISA. Si è contraddetta più volte, ma di fatto ha appesantito il quadro accusatorio a carico del marito-bambino. Ha deposto ieri mattina a Firenze, davanti al tribunale dei minori, la sposa-bambina, la quindicenne kosovara che con le sue accuse ha portato in carcere un'intera famiglia nomade ospite del villaggio di Coltano, un ragazzo di 16 anni, i suoi nonni, i genitori e gli zii, 7 persone in tutto accusate di violenza sessuale di gruppo. Ieri la ragazza ha deposto, nel processo al marito minorenne, come teste del pm, ma per suo desiderio lontano dall'ex famiglia acquisita secondo un rito rom e dunque nell'aula bunker. Il tribunale dei minori era presieduto da Silvia Chiarantini con a latere Silvia Bellucci, più due giudici non togati. Sostituita ieri la pm che ha seguito l'inchiesta, Emma Cosentino. Dopo le dichiarazioni della ragazza, il quadro accusatorio si è arricchito; il pm ha contestato al sedicenne, tornato libero il 10 scorso e difeso dall'avvocato Giuseppe Cutellè, anche l'accusa di violenza sessuale e maltrattamenti. La kosovara però sarebbe caduta più volte in contraddizione durante il suo racconto sul matrimonio. Il processo è stato aggiornato al 27 settembre per l'ascolto dei suoi genitori, sempre come testi del pm. Si attende ancora la sentenza del tar sul ricorso della famiglia nomade per l'assegnazione dell'alloggio di Coltano: esclusa dopo l'arresto dal progetto Città Sottili, è stata invitata, inutilmente, dalla Società della salute ad andarsene. C.V.
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