Meteo
Fisiologia clinica, siglato l'accordo
Candida Virgone
◗
La sede del Cnr a San Cataldo Finalmente, dopo 4 anni, arriva la convenzione fra Fondazione e Cnr
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Lunedì a Roma è stata siglata l'attesa convenzione fra Fondazione Gabriele Monasterio e Consiglio nazionale delle ricerche. Capo delegazione per la prima era il direttore amministrativo, Luciano Ciucci, in rappresentanza anche della Regione Toscana. Per il Cnr c'erano il presidente, Fabrizio Tuzi, e il direttore dell'Istituto di fisiologia clinica di Pisa, Eugenio Picano. Un atto atteso per ben quattro anni e che ha visto i dipendenti di Ifc che operano in Fondazione, una sessantina di medici, tecnici e laureati non medici, lavorare dal 2007 in un vuoto giuridico e professionale, nonostante anni di professione e ricerca. Una situazione che aveva suscitato numerose proteste e prese di pozione anche a livello politico. Nell'ultimo mese era stata sottoposta al Consiglio nazionale delle ricerche una bozza che è stata oggetto di diverse valutazioni e correzioni e che alla fine ha partorito l'accordo di lunedì. Ma non tutti i pezzi del puzzle sarebbero andati a posto e la firma non metterebbe tutti d'accordo, perché gli atti sarebbero suscettibili di ulteriori verifiche e anche perché non tutto il personale sarebbe incluso nell'accordo economico, che potrebbe riguardare solo medici e laureati non medici, ma escludere ad esempio i tecnici. Si tratta di un atto in ogni caso valido per tre anni, che parla di dipendenti comandati o incaricati con mansioni direttive. Una firma, insomma, che riguarda solo la parte pisana. Mentre resta inalterata la situazione, al centro di diversi interventi politici e della commissione regionale sanità del resto del personale della Fondazione Monasterio, 140 persone, un numero che comprende anche i dipendenti dell'ex Opa di Massa. Nell'occhio del ciclone l'assunzione a chiamata diretta, come ente privato, e una sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il comma di un articolo delle legge istitutiva della Fondazione, con cui questa passa da privata e a pubblica; in questo caso, secondo la suprema corte, si sarebbe assunto in assenza di una selezione pubblica. Un particolare che aveva suscitato diverse proteste, perché erano stati assunti stabilizzandi che potevano essere sistemati e che invece con questa procedura avrebbero perso il diritto alla stabilizzazione. Dichiarando illegittimo il punto della legge regionale per il riconoscimento della Fondazione come ente di diritto pubblico, di fatto si mette anche in discussione il ruolo sanitario dei dipendenti in assenza di un apposito concorso pubblico. Ma la Fomdazione ha sempre ribadito che si tratta di dipendenti del servizio sanitario regionale: la sentenza implica solo la mancata iscrizione nei ruoli nominativi regionali, ma non tutti i dipendenti del servizio sanitario nazionale lo sono.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
