Sicurezza
L'umanesimo come barriera contro un mondo al collasso
Lucia Maffei
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PISA. «Per molto tempo i saperi umanistici si sono ritenuti impotenti nel mondo contemporaneo: ma è davvero così?». Se lo chiede Carla Benedetti, docente universitaria di letteratura moderna e contemporanea, nel suo ultimo libro "Disumane lettere. Indagini sulla cultura della nostra epoca" (Laterza, pp. 218), presentato dall'autrice in un incontro alla biblioteca comunale insieme allo scrittore Tiziano Scarpa, allo storico dello spettacolo Roberto Scarpa e al preside della facoltà di Lettere e filosofia Alfonso Maurizio Iacono. Dopo i saluti dell'assessore comunale alla cultura Silvia Panichi, che ha sottolineato come anche i non italianisti o critici letterari possano trovare nel libro molti spunti di riflessione, Roberto Scarpa ha letto alcuni passi dall'introduzione sul collasso a breve termine del mondo come lo conosciamo. «Gli scienziati prevedono la fine della nostra esperienza di specie umana a causa di radiazioni e inquinamento - ha spiegato Benedetti - il che provoca nelle Umane Lettere un vero e proprio terremoto. Si apre una sfida per la cultura, relativa alla possibilità di trovare al suo interno dei correttivi rigenerativi agli schemi mentali dell'uomo che ci stanno portando verso la catastrofe». Il saggio dedica l'ultimo dei sette capitoli in cui è diviso alle "opere di genio", un'espressione ripresa dallo Zibaldone di Giacomo Leopardi che non va necessariamente riferita secondo Benedetti alle opere letterarie, di alto valore estetico o verbale. «Anche quando mostrano la nera disperazione, le opere di genio infondono consolazione, quindi a mio parere sono rigeneranti», è la soluzione proposta dall'autrice. Il titolo del libro "Disumane lettere" va infatti inteso come esortazione alle scienze umane, all'arte e alla filosofia a non limitarsi alla sola prospettiva umana, ma a cercare di andare oltre. Chi ha iniziato a vederla così? Due grandi: Leopardi e Gadda.
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