Il Tirreno

Pisa

Carceri, direttori sul piede di guerra

Il Don Bosco e, sotto, il direttore Cerri
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Il Don Bosco e, sotto, il direttore Cerri

Prima in Italia la Toscana inizia una protesta che durerà tutto maggio per doppi incarichi, assenza di contratto e personale e missioni da fame

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 PISA. «Sciopero», anomalo, dei direttori delle carceri toscane. I primi in Italia ad attuare uan forma di protesta per la carenza di dirigenti. Sulle diciotto carceri della regione, secondo il Sidipe, sindacato dei dirigenti penitenziari, mancano diciannove dirigenti ed ognuno deve accollarsi il controllo di più di un carcere. In periodi di ferie o malattie ci sarebbe chi se ne accolla anche cinque. Per Pasqua, ad esempio, il direttore di Pisa, Vittorio Cerri, si è trovato a controllare, oltre al Don Bosco, Livorno, Volterra, San Gimignano e Montelupo Fiorentino. Da martedì scorso al 30 maggio, i dirigenti penitenziari toscani si asterranno da qualsiasi mansione straordinaria e da ogni delega di funzione ai capiarea e comandanti di reparto: questa la loro forma di protesta. Lavoreranno dalle 8 alle 13 per richiamare l'attenzione dello Stato sulla situazione esplosiva della detenzione, in cui si rischia il collasso. Recentemente il sindacato ha chiesto un incontro al prefetto di Firenze, ma nessuno dal Dap, dipartimento amministrazione penitezaria, come osserva il Sidipe, si è presentato o ha conferito una delega al provveditore regionale.  In Italia - denuncia il sindacato - meno di 300 dirigenti gestiscono 70mila detenuti e 19mila persone sottoposte alle misure alternative alla pena. I direttori delle carceri toscane - Pisa, Livorno, Sollicciano e Soliccianino (più il magazzino vestiario fiorentino), Massa-Carrara, Porto Azzurro, Volterra, Empoli, Lucca, Massa Marittina, Grosseto, Gorgona, Siena, Arezzo, Prato Pistoaia, San Gimignano, Montelupo Fiorentino, il provveditorato e l'uepe (ufficio esecuzioni penali esterne) - si trovano a gestire sempre più di una struttura: in pianta organica mancano, si diceva, 19 persone. Ma cosa chiedono i dirigenti? Ad esempio un contratto, che non esisterebbe, perché finora, denuncia il sindacato, sono inquadrati come polizia penitenziaria ma vanno in pensione come impiegati civili, e poi un adeguato pagamento delle missioni, contro i 51 centesimi l'ora per quelle superiori a 8 ore, e 85 per quelle inferiori, insomma 4 euro al giorno, che vanno anticipati.  «Non si parteciperà - aggiunge il Sidpe - ad alcuna attività di formazione o comunque fuori sede, se non verranno stanziati i fondi per le trasferte, perché siamo stanchi di anticipare le spese con risorse proprie, e non verrà svolto alcun altro incarico diverso dalla direzione ordinaria di un istituto o servizio penitenziario».  Ieri mattina l'onorevole Paolo Fontanelli ha visitato il Don Bosco. «La situazione non è fra le peggiori d'Italia - ha detto - ma l'emrgenza rimane: i detenuti sono 360, quasi il doppio della capacità del carcere, e gli agenti, sotto organico a decine, sono sottoposti a durissime condizioni di lavoro. L'emergenza non è superata, come sostiene il governo, e il Pd ha presentato una mozione urgente alla Camera per denunciare i problemi irrisolti e gli impegni inattuati. In primo luogo richiamando il Governo a dare corso al promesso piano carceri con la riduzione del sovraffollamento e l'assunzione di 2.000 agenti». C.V.

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