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Teatri, tre fondazioni e pochi soldi pubblici ma la fusione è al palo
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PISA. Andamento lento, lentissimo. Dopo che i tagli al Fus (il fondo unico dello spettacolo) sembravano imminenti, l'allarme si era alzato subito. E pronta la soluzione: fusione tra le fondazioni teatrali - Pisa, Cascina, Pontedera - altrimenti destinate al collasso. Tutti, o quasi, sembravano d'accordo. Ma ora su questo fronte ci si muove con molta cautela. Di sicuro, quello che pareva un decollo rapido è quantomeno rinviato. Il cartello esposto è quello delle "riflessioni in corso". A livello di amministrazioni e di teatri. Al rallentamento ha contributo in buona parte la notizia che il Fus non dovrebbe poi essere così tagliato. Ancora non c'è niente di nero su bianco, però si parla di un fondo riportato ai livelli 2009. Visto con gli occhi della Fondazione Teatro di Pisa, questo significherebbe riavere nel bilancio circa 650mila euro. In pratica, si dice dalle parti di via Palestro, il numero dei dipendenti in esubero sarebbe più contenuto; e si potrebbe ovviare ricorrendo semplicemente ai meccanismi fisiologici come il blocco del turn over. Fus o non Fus, la dipendenza delle tre fondazioni teatrali del territorio dai contributi pubblici, essenzialmente quelle degli enti locali che hanno casse sempre più ridotte, resta altissima. Senza quelle risorse la chiusura sarebbe inevitabile. Ecco perchè il ragionamento sull'ipotesi di fusione, o comunque qualcosa del genere, rimane decisamente d'attualità. Sul tavolo quindi c'è il ragionamento di come attivare sinergie per restare tutti meglio a galla, senza disperdere le specificità e le nette differenze tra lo storico Verdi o il giovane Politeama, per fare l'esempio più evidente. Uno dei punti principali è che tali specificità e differenze sono anche nella gestione. La Fondazione Teatro di Pisa ha chiuso il bilancio 2010 in attivo (di 53mila euro). Lo stesso non si può dire per le altre due fondazioni, le quali, in attesa di numeri certi, sarebbero sotto entrambe di decine di migliaia di euro. Per gli enti pubblici la prospettiva della fusione (che ha nella Provincia il primo promotore) potrebbe voler dire riuscire, nel tempo, a "girare" ai teatri una minore quantità di risorse. I tagli sono già cominciati con gli ultimi bilanci. Il Comune al Verdi non ha fatto mancare il suo zoccolo duro, pur passando da 1 milione e 620mila euro a 1 milione e 470mila. La Provincia ha tolto un 10% rispetto allo stanziamento ordinario, con la "promessa politica" di mantenere tale livello di contribuzione per un triennio. Solo la Fondazione Caripisa non ha toccato il suo finanziamento da 338mila euro. Insomma, una certa strada è stata imboccata. Certo che, prima di parlare di fusione o azioni simili, è necessario che le singole fondazioni sistemino prima alcune questioni interne. Migliorare, in tutti e tre i casi, si può e non poco. Cascina e Pontedera hanno anzittutto le problematiche economiche da affrontare. A Cascina è un po' tutto in sospeso, visto che tra poco si andrà al voto per le amministrative. Dal nuovo sindaco e dalla nuova giunta si attenderanno segnali chiari anche per il teatro e le sue prospettive. Su Pontedera ha detto la sua il consigliere regionale Ivan Ferrucci. Proprio nell'ottica di una possibile fusione «sarebbe importante - ha scritto - che la Fondazione Pontedera Teatro cambiasse, con l'ingresso di tutti i Comuni dell'Unione, dei soggetti bancari che operano sul territorio e di imprenditori di livello. Questa scelta, se avvenisse, produrrebbe una forte spinta a livello provinciale ad affrontare complessivamente la situazione dei teatri e produrrebbe una discussione su un sistema diverso di finanziamento e di gestione delle strutture». Il ragionamento alla base è evidente: una nuova sinergia sarebbe molto più forte se aggregasse fondazioni migliori. «Occorre avviare la progressiva integrazione», è stato il messaggio partito dalla Provincia, a firma del presidente Andrea Pieroni. E lo stesso Ferrucci non si discosta: «Nella nostra provincia abbiamo molti teatri, grandi e piccoli, e una serie di fondazioni che esprimono una frammentazione sia sul piano delle risorse, sia sul piano gestionale, non più giustificabile». Il presidente della fondazione del Verdi, Sergio Cortopassi, la pensa in egual modo. E anche da Cascina arrivano segnali positivi. Mentre da Pontedera, almeno per ora, ci sarebbe qualche perplessità in più. Il Teatro di Pisa, comunque, porta avanti le sue strategie. Non è che il discorso fusione scaldi più di tanto. Però si vorrebbe fare alla svelta almeno una serie di passaggi, concreti, con Cascina e Pontedera per aiutare i bilanci di tutti. Ci sono alcuni ambiti sul quale lavorare insieme da subito: pubblicità e promozione; la vendita dei biglietti; produzioni integrate; gestione del personale. «Siamo teatri complementari», è l'affermazione che lega tutto. La differenza la possono fare produzione di qualità, a costi sostenibili, e ben vendibili al pubblico per garantirsi gli incassi più importanti. La Fondazione del Verdi è in movimento anche su altri versanti. A cominciare da un piano di marketing per riuscire ad intercettare quote di turisti: i concerti musicali e la lirica di qualità sono prodotti che possono attrarre i viaggiatori nordeuropei che sbarcano con i low cost all'aeroporto Galilei. A proposito di lirica, è l'altro tassello determinante. «Concordo con il presidente del Teatro di Pisa sul fatto che dobbiamo pensare ad un'organizzazione unica tra Pisa, Livorno e Lucca», scrive Ferrucci. Le riflessioni in corso coinvolgono in realtà anche Torre del Lago. I pilastri sono una direzione artistica unica e soprattutto la creazione di un cartellone unificato con co-produzioni in grado di attirare interessi regionali e nazionali.
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