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Pisa

Con "Mattino di cicale" quelle storie di abusi contro cui bisogna lottare

Con "Mattino di cicale" quelle storie di abusi contro cui bisogna lottare

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PISA. Ultima uscita per S/confini, la collana di libri della salute diretta dalla psicoanalista Arianna Luperini, con copertine di Mariolina Camilleri (figlia dello scrittore Andrea) e le storie raccontate da Stefano Bambini (regista e sceneggiatore).  Promosso dall'associazione "L'Isola dei Girasoli", sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, edito da Felici Editore e distribuito gratuitamente con il nostro giornale, S/confini è al suo ultimo numero dopo aver esaurito tutte le ventimila copie stampate per ogni uscita. Un bilancio positivo, dunque, per questo progetto editoriale che ha l'obiettivo di far condividere e far comprendere la malattia a tutti.  "Mattino di cicale" è il sesto volume dedicato agli abusi, curato dalla psicologa e psicoterapeuta Gabriella Smorto, che si apre con i racconti di Cristiano Cavina, Antonella Lattanzi e Simone Cristicchi.  Nella parte dedicata alla conoscenza, la curatrice affronta il maltrattamento, l'abuso e la violenza domestica, oltre agli aspetti psicologici e alle relazioni d'aiuto. In base ai dati, Gabriella Smorto afferma che si può ritenere che episodi di violenza fisica di una certa serietà si verifichino, almeno una volta, nel 30% di tutti i nuclei familiari. «E ciò - spiega - ricordando che l'emersione del fenomeno è comunque parziale: per il numero oscuro si ipotizzano dimensioni variabili fra l'80 e addirittura il 98% di quanti avvengono; in altre parole probabilmente sono denunciati solo dal 20 al 2% dei casi».  Carla Carlotti, pediatra, invece, pone l'accento sul ruolo del pediatra riguardo agli abusi sui minori. Infine la ginecologa Patrizia Scida analizza l'aspetto della sanità pubblica nel problema della violenza contro le donne.  Il volume prosegue con le storie legate agli abusi, spesso sepolti sotto strati e strati di subconscio, che quando saltano fuori ti rovesciano l'anima e la vita. Come Liviana, che racconta: «Ho visto il buio più profondo perché ero arrivata a confessare a me stessa la sensazione più profonda: cioè che mi era successo tutto questo male perché me l'ero meritato...». E più avanti confessa: «Oggi il senso di colpa non ce l'ho più. Non ho perdonato lui, ho perdonato me». O come Dolores che scrive: «Quando mia madre se la prendeva con me, mia nonna guardava e piangeva, si disperdeva, le diceva di calmarsi, di non prendersela con me, ed io mi sentivo in colpa perché perché lei, vedendo quello che mi succedeva, soffriva, assurdo, eh? Che strana la mente umana».  Tirare fuori il ricordo di un abuso è sempre difficile, dolorosissimo perché: «...se stai male da talmente tanto tempo - racconta Remo - che non lo sai neanche più tu, tutte le strategie che hai elaborato nella vita non per vivere bene ma al solo scopo di contenere il disagio diventano anche loro tratti della tua identità. Quindi per la paura di cambiare cominci a pensare che anche queste diventano necessarie, e di conseguenza diventa necessario anche il disagio».

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