Il presidio
Si punta a estendere la protesta a livello nazionale
I precari vogliono bloccare le prossime sessioni di esami
G.C.
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PISA. La seconda assemblea nazionale dei precari universitari si è conclusa venerdì pomeriggio al polo Carmignani con l'intenzione di «individuare forme di agitazione in tutt'Italia, come il blocco delle prossime sessioni d'esame, organizzato di concerto con studenti e ricercatori». C'è dunque l'intenzione di fare rete ed è questa la novità della giornata: «estendere e rinforzare il radicamento negli atenei, collegandosi con tutte le altre forme di precarietà». Infatti alla vigilia dell'appuntamento c'erano in cantiere due punti, che nella giornata di lavoro sono stati affrontati: lo stato attuale dell'università pubblica, a tre mesi dall'approvazione della legge Gelmini; e la rivendicazione verso governo e atenei di diritti basilari. Sul primo tema è «emerso un giudizio fortemente negativo della riforma, che non risolve, anzi aggrava le criticità del sistema: mancanza di democrazia interna negli organi accademici, precarietà diffusa e dequalificazione progressiva della didattica. Tutto ciò ridimensionerà il sapere pubblico». Mentre sull'obiettivo delle tutele i precari hanno deciso che non basta chiedere, ma si deve passare, appunto, alla mobilitazione, coinvolgendo tutti gli interessati. Ad ogni modo nel documento finale presentano la lista dei "desiderata": rappresentanza elettiva, regolamenti sugli assegni di ricerca, bandi di concorso al posto di contratti atipici, retribuzione parificata ed estensione degli ammortizzatori sociali. Come sede dell'assemblea è stata scelta Pisa perché «è diventata un simbolo dei precari: è la prima università italiana ad avere un nostro rappresentante all'interno della commissione statuto». La prima riunione si era svolta in autunno a Bologna, durante il periodo di agitazioni nazionali contro l'allora ddl Gelmini, oggi legge 240/2010.
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