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Quote rosa per ristabilire l'equilibrio
Daniela Salvestroni
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Le imprenditrici mentre vengono intervistate dalla giornalista Maria Antonietta Schiavina Presenza femminile nei cda al 6%. Protagoniste si raccontano
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PISA. Una buona preparazione di base, grinta, costanza e determinazione sono i requisiti fondamentali per le donne che vogliono arrivare ai vertici delle imprese. La presenza femminile nei consigli di amministrazione è pari al 6% ma se si escludono le aziende di famiglia si scende al 2%. La parità tra i sessi, che si riscontra all'università e all'inizio della carriera, si perde nel tempo, anche per le scelte legate alla famiglia e ai figli. Le quote rosa sono una soluzione necessaria a ristabilire un equilibrio. E' emerso all'incontro "Donne e imprenditoria", il primo di cinque appuntamenti collegati alla mostra "Donne d'Italia. La metà dell'Unità" in corso a Palazzo Blu. Quattro donne di successo, intervistate dalla giornalista Maria Antonietta Schiavina, hanno raccontato la loro esperienza lavorativa e familiare. A parlare sono Gina Giani (amministratore delegato Sat), Patrizia Pacini (amministratore delegato Pacini editore), Darya Majidi (presidente Daxo mobile & rfid e assessore allo sviluppo economico del Comune di Livorno) e Stefania Ricci (imprenditrice immobiliare di Grosseto). «Sono figlia di un piccolo imprenditore di Pontedera - racconta Giani - e se fosse stato per lui sarei arrivata a 50 anni con l'incarico di comprare i francobolli. Sognavo di fare l'antropologa, ma dopo la laurea in lettere ho vinto il concorso in aeroporto e così ho scoperto che la logistica è un settore bellissimo. La società ha investito su di me, ho partecipato a molti corsi e salito tutti i gradini che mi hanno portato al vertice, uno sbocco imprevisto. Ma con 14 anni di esperienza, ritengo di avere le spalle giuste con le responsabilità giuste e non sempre è così. Non ho avuto figli e con il mio compagno condivido la passione per la musica jazz, a cui dedico il mio tempo libero, tra lezioni di canto e concerti con gli amici». Diversa la scelta della Pacini, a capo dell'azienda di famiglia. «Mio padre mi ha offerto una grande chance - spiega - ma mi ha dato 18 mesi di tempo per dimostrare di essere all'altezza. Dopo la laurea in giurisprudenza avrei voluto fare un'esperienza all'estero, ma il periodo ha coinciso con gli incarichi pubblici di mio padre, così ho scelto di occuparmi della nostra azienda. Ho 3 figli e non è facile coniugare lavoro e famiglia». Più complessa la storia dell'iraniana Majidi. «Dopo la laurea in informatica - racconta - ho capito che il dottorato non era la mia vita. A 28 anni ho fondato la mia prima azienda grazie all'intuizione di collegare internet alla sanità. In seguito ho creato la Daxo e sono diventata assessore. Ho una figlia e riesco a conciliare tutti gli impegni grazie all'aiuto di mio marito». La carriera della Ricci ha avuto inizio in Banca d'Italia, ma dopo la nascita della seconda figlia ha scelto l'impresa edile di famiglia: con il padre ha realizzato un centro commerciale e due alberghi. Il prossimo incontro "Donne e scienza" si svolgerà il 28 aprile nell'auditorium di Palazzo Blu.
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