Il presidio
Con i permessi i tunisini potranno andarsene
Giovanni Parlato
Intanto chiedono di mettersi in contatto con le famiglie
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PISA. Termineranno martedì prossimo le procedure avviate dalla Questura per i permessi temporanei dei settanta tunisini arrivati a San Rossore e San Piero, ma solo dopo una decina di giorni i permessi potranno essere consegnati direttamente nelle mani delle persone che ne hanno fatto richiesta. Una volta che la questura avrà terminato il proprio lavoro, dovrà inviare le richieste a Roma e ottenere un'autorizzazione elettronica. In un momento successivo, sarà compito del Poligrafico dello Stato stampare materialmente i permessi e inviarli alle rispettive Questure italiane. Questi passaggi obbligati portano a ipotizzare che i permessi arriveranno intorno al 20. Al momento in cui i tunisini otterranno il permesso temporaneo saranno liberi di lasciare il posto che era stato loro destinato. E proprio sulle possibilità che darà loro, i tunisini (non avendo la televisione) cercano di sapere dai volontari e da tutte le persone che interagiscono con loro se potranno lasciare l'Italia, se davvero saranno liberi di muoversi allì'interno dell'Unione europea. Gli ostacoli che sta ponendo la Francia sono fonte di preoccupazione così come la risposta giunta dalla Germania. Intanto, adesso c'è da pensare al presente e i volontari delle varie associazioni sono in prima fila. «Sta procedendo tutto bene - dice Elisa Solbello, responsabile della Croce Rossa per tutti i siti nella provincia pisana - sono persone tranquille il cui pensiero principale è comunicare con le proprie famiglie per poterle rassicurare». La Provincia di Pisa sta lavorando nei centri di San Rossore e San Piero attraverso proprie strutture come protezione civile, polizia provinciale, operatori del Centro Nord-Sud (ente operativo dell'amministrazione sul fronte dell'integrazione). «E proprio dalle relazioni di questi ultimi - dice l'assessore alla materia, Silvia Pagini - arrivano indicazioni illuminanti su quali e quanto diversificate siano le necessità espresse da chi si trova a vivere la condizione dello "straniero in fuga", sia essa dalla guerra o dalla povertà». Ma restiamo al presente. Per far capire lo stato materiale e d'animo degli ospiti dei centri, ecco alcune delle prime richieste ricevute e soddisfatte dal Nord-Sud: abiti; carte telefoniche internazionali (per contattare le famiglie); penne e quaderni (per dare testimonianza di quest'esperienza); assistenza e intercessione nel rapporto con banche locali, al fine di poter cambiare in euro il denaro portato da casa. Il personale del Nord-Sud (con persone di madre lingua tunisina) provvede al supporto di traduzione: ascolta i migranti e consegna a ciascuno le norme comportamentali da tenere nel centro. E fa da mediatore della comunicazione con tutti: dalle forze dell'ordine agli operatori sanitari. «Inoltre - conclude l'assessore Pagnin - il Nord-Sud, in prospettiva post-emergenza, si sta organizzando per lo svolgimento di corsi d'italiano».
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