"Il nostro futuro è già finito" I precari manifestano a Pisa
Lucia Maffei
La “generazione senza pensione” dice basta. Nella giornata di mobilitazione nazionale contro il precariato tanti giovani hanno fatto sentire la loro voce
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PISA. La “generazione senza pensione” dice basta. Nella giornata di mobilitazione nazionale contro il precariato tanti giovani (spesso con brillanti curriculum universitari) del Comitato 9 aprile hanno fatto sentire la loro voce grazie a sit-in, volantinaggi e cortei. Iniziative distribuite lungo tutta la giornata per attirare simpaticamente l’attenzione del pubblico sull’attuale drammatica condizione dell’impiego giovanile.
FOTO - VIDEO: FLASH MOB A LIVORNO
Proprio davanti all’Inps un gruppo di 15 dottorandi e ricercatori precari ha battezzato la giornata di mobilitazione attraversando a ciclo continuo sulle strisce pedonali e distribuendo volantini agli autisti. A quelli che protestavano suonando il clacson, Alessandro, Federico, Carlotta e Emiliano rispondevano "Avete perso la pazienza come noi, che non abbiamo un lavoro" e "È bello aver fretta di andare a lavorare".
In Largo Ciro Menotti grande successo ha avuto l’“asta del precario”, dove un’altra decina di giovani brillanti ha messo in scena una sorta di mercato del bestiame (o degli schiavi) attaccandosi sul petto e sulla schiena cartelli come “Offresi addetto smistamento posta” o “praticante legale disposto a retribuire il proprio dominus” o “tirocinante sedia munito e auto sfamato.”
Varie facce della generazione dei ventenni hanno poi scritto su una trentina di scatole di cartone tutte le cose che non sopportano più nel paese: dopo averle portate in corteo lungo Corso Italia, le hanno usate per costruire un grande muro in piazza Garibaldi che ognuno è stato felice di abbattere a spallate. Le parole scelte? Ipocrisia, Corruzione, Retorica del rinnovamento, Evasione fiscale, Università senza sbocchi, Incostuzionalità, Sessismo. Ma anche Mafia, Nucleare, Guerra. La scatola più grande? C’era scritto Precariato.
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Proprio davanti all’Inps un gruppo di 15 dottorandi e ricercatori precari ha battezzato la giornata di mobilitazione attraversando a ciclo continuo sulle strisce pedonali e distribuendo volantini agli autisti. A quelli che protestavano suonando il clacson, Alessandro, Federico, Carlotta e Emiliano rispondevano "Avete perso la pazienza come noi, che non abbiamo un lavoro" e "È bello aver fretta di andare a lavorare".
In Largo Ciro Menotti grande successo ha avuto l’“asta del precario”, dove un’altra decina di giovani brillanti ha messo in scena una sorta di mercato del bestiame (o degli schiavi) attaccandosi sul petto e sulla schiena cartelli come “Offresi addetto smistamento posta” o “praticante legale disposto a retribuire il proprio dominus” o “tirocinante sedia munito e auto sfamato.”
Varie facce della generazione dei ventenni hanno poi scritto su una trentina di scatole di cartone tutte le cose che non sopportano più nel paese: dopo averle portate in corteo lungo Corso Italia, le hanno usate per costruire un grande muro in piazza Garibaldi che ognuno è stato felice di abbattere a spallate. Le parole scelte? Ipocrisia, Corruzione, Retorica del rinnovamento, Evasione fiscale, Università senza sbocchi, Incostuzionalità, Sessismo. Ma anche Mafia, Nucleare, Guerra. La scatola più grande? C’era scritto Precariato.
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