Il presidio
Lotta all'autismo, combattere la patologia oggi è più facile
Andrea Settis Frugoni
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PISA. «La giornata mondiale dell'autismo nasce per una risoluzione dell'Onu del 2008 ma con un errore: si dice che l'autismo è un disturbo neurologico che riguarda tutti i bambini a prescindere da genere, etnia e status. Invece colpisce soprattutto i maschi». Con queste parole la neuropsichiatra infantile e psicoanalista Raffaella Tancredi (autrice e curatrice del volume della collana S/confini di Felici Editore dedicato all'autismo, "Solo", in distribuzione gratuita con il nostro giornale mercoledì prossimo, 6 aprile) fa un bilancio della patologia. «Vent'anni fa l'autismo era una malattia rara - spiega la dottoressa Tancredi - un bambino su 2500. Oggi il rapporto è di 1: 120/150 persone. Oggi si sono allargati i confini diagnostici, ma si riesce anche a diagnosticarla meglio, distinguendo questo disturbo da altri, come il ritardo mentale. Anche se non si può escludere un reale aumento». Raffaella Tancredi facendo piazza pulita di tanti pregiudizi, afferma: «Molto probabilmente l'autismo ha una base genetica. Il cervello umano è preprogrammato geneticamente a interagire con gli altri e se questa programmazione manca, l'autismo ha più possibilità di svilupparsi. Abbiamo visto che intervenire precocemente, "insegnare" al bambino a entrare in relazione con gli altri fa la differenza». Infatti, la Regione Toscana, con la collaborazione dell'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) Stella Maris di Calambrone, ha avviato un programma di screening. Quando gli autistici da bambini diventano adulti, poi, passano dai servizi di neuropsichiatria infantile ai servizi per l'handicap. «Sappiamo - conclude la dottoressa Raffaella Tancredi - che quello di cui hanno bisogno è un ambiente prevedibile e stabile. I soggetti autistici in ambienti adeguati possono continuare a migliorare e sviluppare competenze anche in età adulta».
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